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Archivi Mensili: ottobre 2010

Immagini di carta o di web?


Prendere a prestito Franco Carlini, autore di alcune delle più acute riflessioni sulla comunicazione digitale è il pretesto per parlare di libri.

È in corso fino a domenica la fiera del libro di Francoforte, il più importante appuntamento commerciale del settore editoriale mondiale. Il dibattito di quest’anno è tutto centrato sulla diffusione e lancio degli e-book, sarà vera rivoluzione? Se questo interrogativo è determinante per il settore della narrativa o della saggistica, non si pone invece per il libro d’arte, che nulla ha da guadagnare da una diffusione digitale.

Il mercato italiano in questo settore rappresenta forse uno dei più statici a livello europeo, sia da un punto di vista di produzione che di diffusione. Girovagando anche solo per i bookshop dei musei inglesi, per non parlare di quelli tedeschi, varia e raffinata è l’offerta che si presenta, anche e soprattutto per la tematica dell’arte contemporanea.

Perché questo non accade in Italia?

Sembra che l’abitudine a sfogliare e acquistare libri d’arte non sia una consuetudine quanto un’eccezione, come se le immagini parlassero un linguaggio sconosciuto, ostico e per nulla narrativo. Al diffondersi di questa idea ha senz’altro contribuito il proliferare di un genere, il “catalogo di mostra”, che rappresenta spesso un esito editoriale poco felice. Nato come necessario e utile strumento di lettura e accompagnamento di progetti espositivi si è poi spesso andato imponendo come unico strumento divulgativo di genere. Gli editori si assicurano un prodotto editoriale dai costi coperti e quindi a rischio zero, enti o comitati organizzatori si assicurano una tangibile traccia di un lavoro di per sé effimero, gli sponsor una prestigiosa vetrina. Tutto questo però sta di fatto bloccando la produzione e la diffusione del libro d’arte, che è altra cosa dal libro d’artista, e togliendo un fondamentale strumento di interpretazione e di lettura dell’arte contemporanea in particolare.

Basta confrontare il catalogo online di editori storici come Steidl, ma anche di giovani realtà editoriali come JRP- Ringier, per accorgersi di come ci sia un mondo da scoprire che spesso non varca gli italici confini; ma non ci sono solo prodotti di nicchia, la decisamente commerciale Phaidon non smette comunque di produrre libri qualitativamente validi e case editrici d’oltreoceano come Aperture portano avanti progetti editoriali curati e coerenti, specchio di un settore e di una cultura tutta contemporanea.

 

E l’Italia? Chi si distingue nel settore? Non certo i grossi gruppi editoriali, nemmeno la storica Electa Mondadori, qualche novità esce da Skira, qualche buon volume arriva tradotto per mezzo di Contrasto; gli editori indipendenti che portano avanti un lavoro più che apprezzabile scontano poi difficoltà di distribuzione e, a volte, ingenuità commerciali- come Johan&Levi che a fronte di una limitata distribuzione in libreria non offre l’opzione dell’e-commerce (anche se la recente legge che abolisce le tariffe postali agevolate per prodotti editoriali certo non è un incentivo).

 

Problema su due fronti quindi, produzione e diffusione che penalizza non solo i lettori ma anche gli autori italiani: i molti artisti che privilegiano la fotografia come mezzo espressivo in primis, che si vedono negato un veicolo fondamentale concesso ai loro colleghi oltre confine e che senza dubbio contribuisce alla scarsa circolazione e diffusione del loro lavoro.

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