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Fotografia e Formazione


Si è di recente dibattuto a Milano sulla situazione e possibili sviluppi per la fotografia in Italia. Che si debba organizzare un convegno sull’argomento è già di per sé significativo di quanta poca attenzione si riservi al genere e di come sia ancora concepito come qualcosa di “ibrido” che necessiti di spiegazioni di forze eccezionali a sostegno.

Si ha forse notizia di un convegno dal titolo: la pittura in Italia, a che punto siamo? Da una banale digitazione sui motori di ricerca non risulta, a meno che non si tratti di iniziative di indagine storica per specialisti e studiosi ad opera di università o fondazioni. Ha davvero ancora senso domandarsi se la “fotografia sia un’arte” al pari delle sue sorelle e inventarsi modi per elevarne la dignità?

Nel villaggio globale dell’arte contemporanea no. Nel microcosmo di quella italiana evidentemente sì.

Facendo una banale ricerca si scopre di come molte realtà, più private che pubbliche a dire il vero, siano impegnate in attente indagini e operazioni di promozione della cultura dell’immagine contemporanea. Quello che manca è un collegamento con il mondo “reale”, quello che usa e consuma le immagini che quotidianamente si offrono. Quindi poco senso hanno le operazioni di confronto e discussione ad opera di specialisti e rivolte ad operatori del settore, più efficaci sarebbero forse iniziative rivolte ad una divulgazione del linguaggio fotografico che porti a percepire il punto di vista sul reale ad opera dei fotografi come qualcosa che compone il variegato corpus delle arti visive.

Ben vengano mostre e manifestazioni ad hoc ma poco senso ha scimmiottare paesi come la Francia- senza andare troppo lontano- che promuovono festival, rassegne e fiere partendo però da un mileu ben diverso.

Sarebbe forse più utile investire in operazioni di formazione, di educazione allo sguardo e alla lettura dell’immagine fotografica, che vada oltre i pregiudizi dell’uso del digitale e della facilità del clic. L’inquadratura non è mai scontata. La luce non è accessoria. Il soggetto non è mai casuale. Il mezzo (che sia una camera professionale, un cellulare, o banco ottico) non è il fotografo. Offrire al pubblico delle mostre d’arte, oltre a un catalogo più o meno curato, iniziative che forniscano gli strumenti per un approccio alla fotografia contemporanea non deve essere pensato come qualcosa di accessorio o superfluo ma una necessità, al pari di una campagna di comunicazione ben strutturata.

Sembra però che all’interno degli italici confini l’unica preoccupazione sia quella dei “numeri” di visitatori, senza considerare che solo un pubblico informato e quindi curioso e attento è quello che ritorna, quello capace di generare quel circolo virtuoso che sì contribuisce alla diffusione del genere fotografia. E non solo.

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