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Scrapbook


Ho imparato la maggior parte di cose su mio nonno dopo la sua morte. Apparentemente teneva dei taccuini in realtà dei veri e propri album di ritagli, di scrapbook. E non si sta parlando di scrapbook di tipo Vittoriano, o di quelli già confezionati che si trovano oggi nei negozi. Uno scrapbook è di solito pieno di teneri ricordi o di oggetti di poca importanza, biglietti del treno o di piccole cose quotidiane che appartengono a momenti felici, riunioni familiari o testimonianze di traguardi conquistati. Possono anche essere il deposito della memoria di quelli che non ci sono più, o il luogo per fantasie dal sapore agrodolce costruite con cartoline e ritagli. Gli scrapbook di mio nonno erano qualcosa di completamente diverso ancora, dei lavori che chiaramente possono essere catalogati come esempi di un’arte fuori dagli schemi. Questi libri non rilegati, tutti sbrindellati, erano costruiti con carte adesive comprate al supermercato usate per tenere insieme fogli di carte di colore e tipo diverso. Joe Sr ha iniziato a costruire questi album nel 1973 dopo che il suo figlio di mezzo, Rocky, è stato ucciso dalla polizia, quando, impazzito, ha tenuto in ostaggio la sua famiglia con un fucile. Questi album infantili, dai colori arcobaleno raccoglievano immagini di famiglia, alcune recuperate da altri album, altre ristampate dai negativi. Alcune immagini erano ripetute, ma sempre rimontate in contesti diversi, per creare nuove e precise associazioni. Spesso gli oggetti che accompagnavano le foto di famiglia erano storie dettagliate di tragedie o violenza ritagliate dal giornale locale Daily Times. Joe avrebbe messo vicino una mia fotografia (nata lo stesso giorno in cui Rocky venne cremato) con un articolo che parlava di assassini seriali, o altrove con una nostalgica foto di JFK. Usava dei lunghi pezzi di nastro adesivo trasparente per fissare le fotografie, appiattendole e scrivendo commenti del tipo “è dura perdere un figlio” e “un vero inferno, non dimenticarlo mai”…. Mentre mio nonno distruggeva, in un tentativo di espressione, ritagliando gli album di famiglia e scrivendo sulle fotografie, attaccando ritagli di giornale e riviste di crimine nel mezzo della notte, mia nonna era di sotto, impegnata a lavorare alle sue riproduzioni in porcellana di bambole in stile vittoriano: Bye Lo Baby e Father Christmas.

Lisa Kereszi in Joe’s Junk Yard, Bologna, Damiani 2012

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