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Archivi Mensili: gennaio 2013

Libri, numeri e matite


Stando ai rapporti sulla produzione editoriale dell’AIE  (fonte Il Giornale della Libreria) tra febbraio e marzo 2012 sono stati pubblicati 590 titoli del genere “arte” in particolare 79 del genere “fotografia”. Questi numeri aumentano nel bimestre settembre/ottobre (sarà l’effetto strenna natalizia) per arrivare a 853 sotto il genere “arte” con un dettaglio di 135 titoli di “fotografia”.

Ora, i numeri van sempre contestualizzati, ma vista così viene da pensare che c’è davvero tanto da guardare. Però se uno fa una prova e va in una libreria di medie dimensioni di una media città italiana credo proprio che dei 71 libri genere fotografia dichiarati in uscita a ottobre 2012, se è fortunato ne trova tre. E con una copia sola. Ovviamente la copia unica non più incellofanata ma aperta, perché uno deve pur essere libero di sfogliarlo e guardarlo il libro, prima eventualmente di comprarlo.

Allora, quella dell’acquisto dei libri è una procedura che ha infinite variabili, per quel che mi riguarda, non compro mai il primo della pila. Quella copia per intenderci che ha la copertina già un po’ aperta e la carta delle pagine che non è più liscia. Prendo sempre possibilmente quello sotto di due o tre, se è possibile.  Ma di un libro d’arte, o di fotografia, la copia aperta non la comprerei mai. Perché a meno che uno non usi i guanti di stoffa, la ditata sulle pagine c’è. Nello sventurato caso del bianco e nero poi,  quella ditata rimane a imperitura memoria. E allora, non per feticismo, ma se ditata fisiologica deve esserci, che sia la mia. O tutt’al più la ditata autografa dell’autore che ha firmato la copia, preferibilmente con una matita e senza dedica, che ogni collezionista poi ha le sue, di regole.

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Olivo Barbieri, Flippers 1977-78, Danilo Montanari Editore, Ravenna 2012

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Piacere stereoscopico


Quando ripenso al piacere stereoscopico del quadro alla luce naturale, al rilievo impalpabile ma reale che sembra nascere da due sensazioni, una sensibile all’occhio e l’altra alle dita e che, confuse, tracciano dinanzi a noi un ritratto apparentemente veridico del mondo nel quale viviamo, mi sembra tuttavia che ciò non abbia nulla delle illusioni ottiche destinate a farcene cogliere la profondità. Somiglia piuttosto all’esperienza spirituale che consiste nel godere di un doppio senza gravità e come immateriale di un mondo liberato dal peso saturniano delle cose.A questa esultanza, il sole apportava la sua forza di levitazione, mentre la luce elettrica conferisce il colore terreo delle sue scorie.

Jean Clair in Breve trattato delle sensazioni,  pag.91, Diabasis, Reggio Emilia 2008

 

Marco-Signorini

 

 

 

 

 

Dove siamo noi nel tempo, 2012

amatoriale/professionale


Recentemente, il fotografo Terry Richardson ha così risposto a un direttore artistico che si era stupito nell’averlo visto lavorare, per la prima volta, con un semplice apparecchio amatoriale: “Prima di tutto, devo dire che non sono in grado di fare una corretta messa a punto su un apparecchio professionale, dato che non ci vedo bene. Quando ho iniziato a utilizzare alcuni apparecchi istantanei, mi sono reso conto che erano a prova di idiota. E poi non sono mai certo di ciò che ottengo, e questo lascia spazio agli incidenti, ai tagli e alle inquadrature eccentriche […] In più, adoro i cliché amatoriali”.

Clément Chéroux,  in L’errore Fotografico, Einaudi, Torino 2009

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