Just another WordPress.com site

Archivi Mensili: febbraio 2013

Illusione, disillusione estetiche


Si ha l’impressione che da una parte dell’arte attuale concorra a un’opera di dissuasione, a una specie di elaborazione del lutto in morte dell’immagine e dell’immaginario, dunque a un lutto estetico, e che questa elaborazione sia nella maggioranza dei casi fallita. Da qui una generale malinconia della sfera artistica: si direbbe che essa sopravviva attraverso il riciclaggio della propria storia e delle proprie vestigia (ma arte ed estetica non sono le sole votate a quel destino malinconico che consiste nel vivere non già al di sopra dei propri mezzi, ma al di là dei propri fini). Sembriamo destinati alla retrospettiva infinita di ciò che ci ha preceduti. E’ vero in politica, nella storia e nella morale, ma anche nell’arte, che in questo caso non gode di alcun privilegio.

J. Baudrillard, Il complotto dell’arte, SE, Milano 2013

 

blog sassen

 

 

 

 

 

 

Hilary Koob Sassen, Faith in Infrastructure, 2009 (video still)

Annunci

Occhi per vedere


Ci serviamo degli occhi per vedere. Il nostro campo visivo ci svela uno spazio limitato: qualcosa di vagamente rotondo che si ferma rapidamente a sinistra e a destra e non scende né sale molto in alto. Storcendo gli occhi, riusciamo a vederci la punta del naso; alzando gli occhi, vediamo che c’è l’alto, abbassando gli occhi vediamo che c’è il basso; girando la testa, in una direzione, poi nell’altra, non riusciamo neppure a vedere tutto quello che c’è intorno a noi; bisogna ruotare il corpo per vedere bene che cosa ci sia dietro.

Il nostro sguardo percorre lo spazio e ci dà l’illusione del rilievo e della distanza. E’ proprio così che costruiamo lo spazio: con un alto e con un basso, una sinistra e una destra, un davanti e un dietro, un vicino e un lontano.

Quando niente arresta il nostro sguardo, il nostro sguardo va molto lontano. Ma, se non incontra niente, non vede niente; non vede che quel che incontra: lo spazio è ciò che arresta lo sguardo, ciò su cui inciampa la vista: l’ostacolo: dei mattoni, un angolo, un punto di fuga: lo spazio è quando c’è un angolo, quanto c’è un arresto, quando bisogna girare perché si ricominci. Non ha nulla di ectoplasmatico, lo spazio; ha dei bordi, lo spazio, non corre in tutti i sensi: fa di tutto affinché le rotaie delle ferrovie si incontrino ben prima dell’infinito.

G. Perec, Specie di spazi, Bollati Boringhieri, Torino 1989

 

msblog

 

 

 

 

 

 

 

M. Signorini, ((Ra)), 2008

Sui simulacri


fr. 1

Parlerò per chi è lecito – voi profani chiudete le porte – e farò conoscere i pensieri di una sapienza teologica con i quali uomini, mediante immagini congeneri ai sensi, raffigurando realtà invisibili in forme visibili, rivelarono il dio e le potenze del dio a coloro che hanno appreso a ricavare dai simulacri, come dai libri, ciò che vi è scritto riguardo agli dèi. Nessuna meraviglia che i più ignoranti considerino le statue pezzi di legno e di pietra, proprio come quanti non capiscono la scrittura guardano le steli come pietre, come legno le tavolette e come papiro intessuto i libri.

Porfirio, Sui simulacri, Adelphi, Milano 2012

 

GUIDI

 

 

 

 

 

 

 

Guido Guidi, Variazione del punto di vista, 1968

I visionari


I visionari formano un ordine a parte, singolare, confuso, in cui prendono posto artisti di talento molto diverso e forse anche d’ingegno ineguale. Talvolta fanno apparire quanto di più ardito e libero caratterizza la genialità creatrice, una forza profetica tutta concentrata sui domini più misteriosi dell’umana fantasia, gli effetti infine di un’ottica speciale che altera profondamente la luce, le proporzioni e persino la densità del mondo sensibile. Li si direbbe a disagio nei limiti dello spazio e del tempo. Interpretano più che imitare e trasfigurano più che interpretare. Non si contentano del nostro universo, e mentre lo studio delle forme che vi si trovano soddisfa la maggior parte degli artisti, per costoro invece lo studio formale non è che una cornice provvisoria o, se vogliamo, un punto di partenza.

Henri Focillon, Estetica dei visionari, Abscondita, Milano 2006.

 

blog pella

 

 

 

 

 

 

 

Alberta Pellacani, Changing, 2012

Gabriele Basilico


“Chi ama la fotografia e ha un po’ interiorizzato la sua storia avventurosa, rimane sempre un po’ flâneur, nel senso che sono convinto che il gesto di fotografare ben si accompagni al viaggio erratico della scoperta dei luoghi e spesso ne costituisca la motivazione.
Personalmente sono però anche fortemente condizionato da un’esigenza di progettualità, cioè mi è difficile pensare di scattare delle foto che non facciano parte di un progetto precostituito e organizzato, pur sapendo che ciò rappresenta a volte una limitazione alla creatività.”

Gabriele Basilico

Basilico_foto blog

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Basilico1blog

 

 

Natura


Come tu sai Lettore, ogni anno, quando è primavera, i Milanesi partono per il mondo in cerca di terre da comprare. Per costruirvi case e alberghi, naturalmente, e più in là, forse, anche case popolari; ma soprattutto corrono in cerca di quelle espressioni ancora rimaste intatte della “natura”, di ciò che essi intendono per natura: un misto di libertà e passionalità, con non poca sensualità e una sfumatura di follia, di cui, causa la rigidità della moderna vita a Milano, appaiono assetati. Incontri con gli indigeni, e la cupa nobiltà di questa o quella isola, sono tra le emozioni più ricercate e se ti viene in mente che emozione sia un traguardo inadeguato alle vaste possibilità del denaro, rifletti sulla stretta corrispondenza tra grandezza economica e indebolimento dei sensi, per cui al massimo del potere d’acquisto, si ha non so che ottundimento, che generale incapacità di discernere, di gradire; e colui che, ormai, potrebbe cibarsi di tutto, non gusta più che poco o niente.

Anna Maria Ortese, L’Iguana, Adelphi, Milano 1986

 

moore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Melissa Moore, Lloyd, 2012