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Archivi Mensili: aprile 2013

Il più grande merito della fotografia


Il più grande merito della fotografia è anche la sua più grande debolezza: una frazione di secondo è sufficiente per fermare un’immagine. A me interessa l’intero flusso del tempo, il pensiero ed il processo che precede e segue quel momento. L’immagine è qualcosa che cresce dentro di me, parla con me, dorme con me, prima di prendere la sua forma concreta. Traccio percorsi, prendo appunti, dormo in auto, costruisco trappole e studio strategie per avvicinarmi a ciò che cerco. Sempre più spesso penso che il mio lavoro è molto simile a quello di un cacciatore. La fotografia insegna ad essere vigili e rimanere in attesa. Presuppone premeditazione, pazienza, velocità e determinazione.

Andrea Galvani in L. Panaro, Conversazioni sull’immagine, Danilo Montanari Editore, Ravenna 2013

 

PER-BLOG

 

 

 

 

 

 

 

Andrea Galvani © 2012, A few invisible sculptures #1
Courtesy of the artist and Meulensteen Gallery, New York

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La poetica della rêverie


Un fiore, un frutto, un semplice oggetto familiare ci sollecitano perché li pensiamo, sogniamo vicino a loro, li aiutiamo a salire al rango di compagni dell’uomo. Senza i poeti, non saremmo in grado di trovare i complementi diretti del nostro cogito da sognatore. Non tutti gli oggetti del mondo sono disponibili per delle rêveries poetiche. Ma una volta che un poeta ha scelto il suo oggetto, l’oggetto stesso cambia d’essere. E’ promosso al poetico.

G. Bachelard in La poetica della rêverie, Dedalo, Bari 1972

La parola immagine


La parola immagine ha una cattiva fama perché si è creduto sconsideratamente che un disegno fosse un ricalco, una copia, una seconda cosa, e che l’immagine mentale fosse un disegno di questo genere nel nostro bazar privato. Ma se in effetti l’immagine mentale non è niente di simile, allora il disegno e il quadro non appartengono più di essa all’in sé. Essi sono l’interno dell’esterno e l’esterno dell’interno, che la duplicità del sentire rende possibili, e senza i quali non si comprenderanno mai la quasi-presenza e la visibilità imminente che costituiscono tutto il problema dell’immaginario. Il quadro, la mimica dell’attore, non sono strumenti ausiliari presi in prestito dal mondo vero per indicare, attraverso di essi, cose prosaiche assenti.

M. Merleau-Ponty in L’occhio e lo spirito, SE, Milano 1989