Just another WordPress.com site

Archivi Mensili: giugno 2013

Cosa c’è di nuovo?


Per rispondere alla domanda “Cosa c’è di nuovo?” possiamo dire allora che la fotografia è nuova. Possiamo farlo non perché la fotografia sia una invenzione relativamente recente, né per l’evoluzione costante della sua tecnologia (esistono forme artistiche basate su tecnologie più avanzate); ma perché è costretta a ripetere l’antico mestiere dell’arte: scoprire e rivelare il senso della confusa materia della vita. […] La fotografia è nuova perché è fra le poche arti che, attraverso tutto il XX secolo, sono rimaste legate ai fatti del mondo, all’apparenza concreta di luoghi che ci turbano. In pittura e scultura è stato facile abbandonarsi alla spiritualità o lasciarsi andare alla decorazione. Ma proprio questo grande limite della fotografia – l’impossibilità di fare qualcosa senza avere prima scontato verso il reale un’attenzione rispettosa – mi ha fatto capire che i fotografi non hanno di che preoccuparsi; la fotografia potrà essere sempre nuova, perché la superficie della vita continua a cambiare. Come ogni arte, potrà avere le sue stagioni, ma non sarà mai una moda passeggera più della vita stessa.

R. Adams, La bellezza in fotografia, Torino, Bollati Boringhieri  2006, p. 47

 

Senza titolo

 

 

 

 

 

 

Tommaso Mori, Mad Hatter, 2011

 

Annunci

Non c’è fotografia nella fotografia


Non c’è fotografia nella fotografia.
Acconciata a mo’ di incisione o costretta nelle dimensioni della tela, non ha saputo evitare il muro della galleria e lo spazio della pubblicità. Traffica il lessico del disegno e la retorica dell’incisione, si adorna dei colori della pittura, imita in tutto le dimensioni della scultura. Quando penetra dentro la sua interiorità, si nasconde dietro il suo abisso. La pittura l’aspetta al varco, la scultura la minaccia, la letteratura occupa i suoi modi espressivi.

C. Gattinoni, C’è la fotografia, in E’ contemporanea la fotografia? A cura di Roberta Valtorta, Lupetti, Milano 2004

Senza titolo

 

 

 

 

 

M. Nannucci, All Art has been Contemporary, installazione luminosa

Il tempo vissuto


I terremoti possono sterminare migliaia di vite tutte insieme, per le nostre tendenze distruttrici una mitragliatrice sembra migliore di un fucile; ma la vita continua sempre il suo cammino in avanti. Tuttavia nessuna forza umana, nessuna forza cosmologica sono capaci di far pullulare delle vite così come sono capaci di distruggerle, non sono capaci di farlo perché “una vita” – non occorre dirlo – è tutt’altra cosa che la venuta al mondo di un neonato, se non altro perché una vita si compie davanti ai nostri occhi, ma non comincia, ovvero non comincia che per analogia con la sua fine, cioè comincia solo nella misura in cui un giorno è chiamata a compiersi. La morte è un fenomeno vitale, mentre la nascita è solo un fatto biologico.

E. Minkowsky, Il tempo vissuto, Einaudi, Torino 2004

cose salve

 

 

 

 

 

Alberta Pellacani, Cose Salve, video-still, 2012

Curiosità esasperata


Viviamo in un’epoca di curiosità esasperata che rovista in tutto, uomini e cose; in mancanza della grande storia, che non sappiamo più costruire, raccogliamo le briciole di quella spicciola con tale zelo che finiamo per prendere in seria considerazione persino i collezionisti di francobolli.

F. Nadar, Quando ero fotografo, Abscondita, Milano 2004

Senza titolo

La pubblicità


In modo impercettibile, è accaduto che il vuoto lasciato dalla scomparsa della critica sia stato riempito dalla pubblicità, che ai nostri giorni è diventata non solo una parte costitutiva della vita culturale, ma il suo vettore determinante. La pubblicità esercita un magistero decisivo sui gusti, la sensibilità, l’immaginazione e i costumi. In questo ambito, la funzione che in passato avevano i sistemi filosofici, le fedi religiose, le ideologie e le dottrine e i mentori di in Francia erano conosciuti come mandarini di un’epoca, oggi è svolta da anonimi “creativi” delle agenzie pubblicitarie.

Mario Vargas Llosa, La civiltà dello spettacolo, Einaudi, Torino 2013 

Cosa rende una fotografia simile a una immagine speculare?


Cosa rende una fotografia simile a una immagine speculare? Una assunzione pragmatica per cui la camera oscura dovrebbe dire la verità quanto lo specchio, e in ogni caso attestare la presenza di un oggetto impressore (presente nel caso dello specchio, passato nel caso della fotografia).
La differenza è che la lastra impressionata costituisce appunto una impronta o una traccia. Una traccia ha alcune caratteristiche diverse dall’immagine speculare, anche trascurando i rapporti di rovesciamento, sulla lastra, di ri-rovesciamento, sulla foto stampata, di restituzione della simmetria inversa, ovvero di effettivo ribaltamento di quella simmetria congruente che caratterizzava l’immagine speculare. Ciò che interessa è che la lastra traduca i raggi luminosi in altra materia. Ciò che percepiamo non sono più i raggi luminosi, ma rapporti di intensità allo stato puro, e rapporti di pigmentazione. C’è stata quindi una proiezione da materia a materia. Il canale perde di consistenza, la foto può essere ritradotta su materie diverse, i rapporti rimangono inalterati. L’immagine non è così libera dal canale come l’alfabeto Morse lo è dal materiale in cui i suoi segnali-tipo possono essere realizzati, ma c’è un principio di liberazione.

U. Eco in Sugli specchi, Bompiani, Milano 1985

L’immagine è un momento


Una rappresentazione non è che un momento del reale; ogni immagine è un momento, allo stesso modo in cui qualsiasi altro punto nello spazio è sia il ricordo di un tempo x che il riflesso dello spazio y. Questa temporalità è fissa o, al contrario, è produttrice di potenzialità? Cos’è un’immagine che non contiene alcun divenire, alcuna “possibilità di vita” se non un’immagine morta?

N. Bourriaud in Estetica relazionale, Postmedia, Milano 2010