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Da trentacinque anni lavoro alla carta vecchia


Così sto poi nella nube di polvere e nella musica del crepitio e penso al mio lavoro nel profondo del magazzino dove sta la mia pressa, alla quale lavoro da trentacinque anni alla luce delle lampadine, sopra di me sento dei passi aggirarsi per il cortile, e da un’apertura nel tetto del mio magazzino si riversano come dal cielo le mie cornucopie, i contenuti dei sacchi, casse e scatole che riversano nell’apertura in mezzo al cortile carta vecchia, steli appassiti di fiorerie, carte dei grandi magazzini, programmi e biglietti scaduti e bustine di cremini e cassate, cartoni inzaccherati di imbianchini, mucchi di carta bagnata e insanguinata delle macellerie, trinciature taglienti di studi fotografici, il contenuto dei cestini di uffici comprese le bobine delle macchine da scrivere, mazzi di fiori per i compleanni e gli onomastici già avvenuti, a volte nel magazzino mi cade una pietra di selciato avvolta in un giornale affinché la carta pesi di più, e per errore coltelli e forbici da cartone gettati via, martelletti e pinze per estrarre chiodi, coltellacci da macellaio e tazze con caffè nero rappreso, a volte anche un mazzo di fiori da sposalizio sfiorito e una corona funebre artificiale fresca.

Bohumil Hrabal, Una solitudine troppo rumorosa, Torino, Einaudi 2002

aaa

 

 

 

 

 

 

 

Lisa Kereszi, Joe Jr. sitting on chair in office, 2002

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