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Il modo di pensare all’arte


Forse dovremmo riconsiderare il modo di pensare all’arte, vedendola non solo come estensione di facoltà umane, ma anche come un prodotto dell’azione autonoma della tecnologia, oggi il Web, ieri la fotografia, così come aveva già intuito Franco Vaccari nel 1979 parlando di “inconscio tecnologico”. La rinuncia al controllo, l’accettazione della casualità, la debolezza del soggetto e la fine dello stile sono le caratteristiche di quello che Mario Costa chiama nel 1990 “sublime tecnologico”. Un sentimento non più connesso ai grandi spettacoli della natura (XVIII-XIX sec.) e neppure allo scenario metropolitano, dove la macchina rappresenta il nuovo “eccesso” con cui misurarsi (XIX-XX sec.).

Luca Panaro, Casualità e controllo, Milano, Postmedia, 2014

Senza titolo copia

 

 

 

 

 

 

©Ryan Trecartin, I-Be Area, 2007

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