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Come vanno le cose?


Come vanno le cose per l’arte all’interno della società industriale, il cui mondo comincia a diventare un mondo cibernetico? Le asserzioni dell’arte diventano una sorta di informazioni in e per questo mondo? I suoi prodotti sono perciò condizionati dal loro adattarsi al carattere di procedimento del cerchio normativo della società industriale, alla costante capacità di porli in relazione reciproca che lo contraddistingue? Se le cose stanno così, l’opera può ancora restare tale? Il suo significato moderno non consiste nel fatto di poter essere costantemente superata a tutto vantaggio della ininterrotta realizzazione del processo che si regola unicamente da sé e di sé resta perciò prigioniero?

Martin Heidegger, L’origine dell’arte e la determinazione del pensiero, in M.Heidegger, K. Jaspers, Etica e destino, Genova, Il melangolo 1997

Senza titolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©Miriam Böhm, Inventory IV, 2010

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