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Una fede superstiziosa


Scienza obiettiva dell’arte ed estetica sono e saranno sempre discipline incompatibili. Di fronte all’alternativa di trascurare la maggior parte del proprio materiale accontentandosi di una storia dell’arte ad usum aesthetici, oppure di rinunciare a ogni volo nei cieli dell’estetica, lo storico dell’arte opta naturalmente per la seconda possibilità; due discipline strettamente affini nel loro oggetto continuano così a coesistere senza che tra esse intercorra alcun contatto. Può darsi che questa incapacità di mutua comprensione dipenda soltanto da una fede superstiziosa nel concetto e nel termine di «arte». Accecati da tale pregiudizio, siamo sempre più coinvolti nel tentativo veramente criminale di ridurre la molteplicità di significato dei fenomeni a un solo concetto univoco. Ma non siamo in grado di liberarci da questa superstizione. Rimaniamo schiavi delle parole, schiavi dei concetti.

Wilhelm Worringer, Astrazione e empatia, Torino, Einaudi 2008

 

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©Shannon Ebner, The Electric Comma, 2013

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