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Ironiche perversità


Per una delle perversità ironiche che spesso affliggono il corso delle cose, l’esistenza delle opere d’arte da cui dipende la formazione di una teoria estetica è diventata un ostacolo per la teoria che le concerne. Uno dei motivi di ciò è che queste opere sono prodotti che esistono esternamente e fisicamente. Nel modo comune di vedere, l’opera d’arte viene identificata spesso con l’edificio, il libro, il dipinto o la statua nel loro esistere separati dall’esperienza umana. Visto che l’opera d’arte vera e propria è ciò che il prodotto fa della e nella esperienza, tale conclusione non agevola la comprensione. Inoltre la stessa perfezione di alcuni di questi prodotti, il prestigio che essi possiedono grazie a una lunga storia di ammirazione indiscussa, crea convenzioni che ostruiscono la strada per una analisi senza pregiudizi. Appena un prodotto dell’arte consegue lo status di classico, appare in qualche modo isolato dalle condizioni umane sotto le quali è stato generato e dalle conseguenze umane che esso determina nell’esperienza effettiva della vita.

 

John Dewey, Arte come esperienza, Palermo, Aesthetica edizioni, 2007

 

Matthew-Barney-her-giant

 

 

 

 

 

 

 

 

©Matthew Barney, Her Giant,Cremaster Cycle, 1997

 

 

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