Just another WordPress.com site

Archivi Categorie: Foto Modena

Un viaggio della mia testa


Il cimitero di Aldo Rossi, che mi è sempre sembrato molto bello, mi ricordo, quando avevano iniziato a costruirlo, ci ero stato due o tre volte con mio padre, e avevamo guardato un po’, avevano già costruito la prima lunga casetta dormitorio dei morti e forse anche la seconda e io me la ricordo di un colore rosino grigiastro, con un tetto con uno spiovente più aguzzo dei nostri, con una pendenza nord-europea e poi con delle finestrine quadrate e insomma il tutto a guardarlo dava un po’ l’impressione degli edifici dei lager tedeschi e infatti se cerco di ricordarmi, nel ricordo anche il cielo sopra al cimitero del ricordo è sempre un cielino grigiastro da foschia e con quei freddini che ti senti malaticcio e questa idea di cimitero lager mi piaceva, mi sembrava così adatta a un sentimento della morte come deportazione. Uno è vivo si sta facendo la sua vita un po’ come può, e si lamenta, ma sta anche bene, e invece una mattina, o un pomeriggio, arrivano le squadracce da deportazione dell’aldilà, ti strappano via dai parenti, ti infilano sulla camionetta e via, deportato a San Cataldo Nuovo. E mi sembrava di sapere quale lager aveva copiato l’architetto, eccetera. E invece ci sono tornato due o tre volte negli anni seguenti, anche l’altro giorno, e tutto è colorato, c’è quel bel cubo rosso al centro con tutti i finestrini quadrati, e il cielo sembra azzurrissimo, che fa quasi voglia. E mi veniva da chiedermi che cosa avevo visto una volta, e se questa parvenza del lager era vera, o se era un viaggio della mia testa.

 

Ugo Cornia, Cimiteri II, in Ugo Cornia e Giuliano Della Casa, Modena è piccolissima, Torino, EDT 2009

 

Ghirri

 

 

 

 

 

 

 

Luigi Ghirri, Modena, Cimitero di Aldo Rossi, 1985 ©Eredi Ghirri

Annunci

Un punto di vista


Infatti, «raccontare una storia» implica un potenziale di finzione e soggettività. Quando tu o io siamo testimoni di un evento, le nostre storie possono essere leggermente diverse; in base a dove si trovano le persone, una cosa può sembrare differente, anche se si tratta dello stesso evento. In tribunale il giudice deciderà che cosa è vero (anche se potrebbe sbagliarsi) , ma nel mondo del documentario lo spettatore non è necessariamente in nessuna posizione per «giudicare il fatto», oltre a ciò che gli viene dato, e può solo formarsi un’opinione basata su ciò che è dato o è già saputo. In questo senso la fotografia documentaria esprime sempre un’opinione, al di là di quanto possa sembrare soggettiva o innocente l’immagine (o il fotografo che l’ha scattata). La fotografia documentaria possiede sempre un punto di vista.

David Bate, Il primo libro di fotografia, Torino, Einaudi 2011

 

Soligno_Uganda

 

 

 

 

 

 

 

Aldo Soligno, The Struggling Life of Gay Community in Uganda, 2014

©Aldo Soligno/EchoAgency

Laboratòrio s. m. [dal lat. mediev. laboratorium, der. di laborare «lavorare»]


Cosa si fa in quei due giorni? Sono dei corsi? Ma sono per gente che sa già fotografare? Ma io non ho una gran macchina fotografica…

Invece che dire quello che i Laboratori di Metronom saranno, proviamo a fare un elenco di quello che non saranno, così non roviniamo la sorpresa.

Non saranno delle lezioni con uno dietro un tavolo che parla e scrive su una lavagna a fogli mobili, cioè, non c’è niente di male a fare delle lezioni così, ma noi non abbiamo una lavagna a fogli mobili.

Non saranno due giorni di approfondimento teorico e pratico sul sistema zonale. Se per caso uno non sa che cos’è il sistema zonale può iscriversi lo stesso e poi magari chiederlo, se gli interessa saperlo.

Non saranno un modo per evitare di leggere il libretto delle istruzioni di un apparecchio fotografico.

Non saranno giornate in luoghi ameni dell’Appennino emiliano tra i colori dell’autunno. I colori dell’autunno ci saranno, in caso servissero, anche al Parco Amendola che è qui di fianco.

Non saranno la gara a chi ha il teleobiettivo più lungo. O il gilè con più tasche.

Non saranno esercizi di fotografia di nudo artistico. Ci abbiamo pensato, ma sia Michele Buda che Marco Signorini non hanno mai fatto delle foto di nudo artistico e hanno avuto paura di non essere all’altezza.

Non saranno giornate di esercizi di fotoritocco. Per gli stessi motivi di cui sopra.

Non saranno un modo per imparare a ottenere più follower su Instagram,  like su Facebook o cambiare il vostro profilo su Linkedin. Comunque le foto che fate le potete poi usare come volete.