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Archivi Categorie: Gallerie Modena

Stratificazioni


Ho investigato il mondo come un insieme, come un quadro e una realtà unica, ma in ogni istante, o più precisamente, in ogni fase della mia vita, da un determinato angolo di osservazione. Ho esaminato i rapporti universali in un certo spaccato del mondo, seguendo una determinata direzione, in un determinato piano, e ho cercato di comprendere la struttura del mondo a partire da quella sua caratteristica, di cui mi occupavo in quella fase. I piani di questo spaccato mutano, tuttavia un piano non annulla l’altro, ma lo arricchiva, cambiando, ossia con una continua dialettica del pensiero (il cambio dei piani in esame, con la costante dell’orientamento verso il mondo come un insieme).

P. A. Florenskij, in Stratificazioni, Reggio Emilia, Diabasis 2008

 

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Scrapbook #festivalfilosofia


Il genere è molto popolare nei paesi di lingua anglosassone, se ne hanno esempi fin dal XV secolo, ma è in realtà con l’invenzione della fotografia che si sono arricchiti di elementi e nuove possibilità. Composti come dei veri e propri album ricordo contengono foto, ritagli di giornale, biglietti del cinema, carte di caramelle o qualsiasi cosa che appartiene a un determinato momento o circostanza e che serve per raccontarne la storia e conservarne la memoria. Oltre alle fotografie, lo scrapbook si compone di frasi, testi brevi o anche solo commenti che arricchiscono la componente di immagini e oggetti. Lo scrapbook diventa, nella mani del suo autore, il luogo per raccontare il passato ma allo stesso tempo per utilizzare il passato per raccontare nuove storie. Foto, ritagli, o qualsiasi cosa trovata o realizzata può essere usato anche per raccontare ciò che vorremmo fosse accaduto o succedesse. La monumentale scultura di Geoffrey Farmer  (Leaves of Grass) realizzata per Documenta 13 ci mostra come un dato reale, in questo caso cinquanta precisi anni di numeri della rivista LIFE e, di rimando, cinquant’anni di storia dal 1935 al 1985,  possano essere il punto di partenza per una messa in scena dai contenuti inediti e rinnovabili di volta in volta, a seconda dello sguardo dello spettatore. Le figure umane, gli oggetti, i volti, i paesaggi ritagliati dalla rivista e incollati su bastoncini di legno sembrano raccontare una potenzialmente infinita serie di storie e modi potenzialmente infiniti di guardare il mondo. La composizione dell’archivio, la ricerca quasi ossessiva di catalogazione, diventano un atteggiamento attivo di ricerca e il passato diventa non solo esperienza da custodire ma una fonte a cui attingere, con uno sguardo al futuro.

Componi una pagina dello scrapbook ispirandoti al festivalfilosofia sulle cose.  Svuota le tasche, la borsa o lo zaino di biglietti, programmi, inviti, fotografie, scontrini o qualsiasi altra cosa che possa comporre la tua pagina ricordo del festival e portali nella sede di Fuorimappa, in via Carteria 8 dal 14 al 16 settembre durante gli orari di apertura della mostra Joe’s Junkyard. Le pagine più belle verranno fotografate e pubblicate su www.metronom.it e l’album completo donato al consorzio festivalfilosofia.

14 – 15 settembre h 9.00 – 23.00

16 settembre h. 9.00 – 21.00

Lisa Kereszi | Joe’s Junk Yard

Fuorimappa by Metronom | 8 via Carteria | Modena

OPEN STUDIO


Inaugura sabato 18 febbraio 2012 alle 18.30 OPENSTUDIO, mostra collettiva che riunisce opere fotografiche di Giulia Azzalini, Alessio Iacovone, Tiziano Rossano Mainieri, Simone Morciano, Luca Nicolini e Valentina Sala Peup.

Per l’occasione, negli spazi di METRONOM, saranno esposte le opere di sei giovani fotografi selezionati da Walter Guadagnini e Marco Signorini. Un percorso che parte dall’Accademia di Brera e arriva all’Accademia di Bologna, per scoprire le spinte più fresche della fotografia contemporanea.

OPENSTUDIO propone un percorso composto da fotografie naturalistiche in bianco e nero, scatti fotografici realizzati all!interno di ambienti domestici e luoghi dove architettura e paesaggio si incontrano armoniosamente, passando per ritratti e sperimentazioni più audaci, caratterizzate dall’utilizzo di tecniche e codici differenti.

La mostra, realizzata con il Patrocinio del Comune di Modena, nasce con l’intento di proporre una lettura di possibili nuovi scenari per la giovane fotografia italiana e sarà visitabile fino al prossimo 31 marzo 2012.

Giulia Azzalini (Torino, 1988) presenta Light Boxes, un progetto che nasce da una suggestione letteraria e che fa riferimento al titolo del romanzo primo di Shane Jones. Per tre stagioni l’artista ha fotografato la luce nel tentativo di appropriarsi ogni giorno dell’essenza della vita, sperimentando sul proprio corpo come la luce, intesa come elemento essenziale della fotografia, possa creare delle vere e proprie trasfigurazioni.

Casting the spell è una serie costituita da undici elementi che Alessio Iacovone (Sulmona, 1988) ha realizzato utilizzando diverse modalità espressive: la fotografia si mescola al disegno e all’utilizzo di elementi materici ed evocativi come petali di fiori essiccati, ali di farfalla, ossi. Una riflessione che prende spunto da un trattato di alchimia di Paracelso e analizza un percorso di evoluzione spirituale che, attraverso la sofferenza e l’espiazione, arriva alla consapevolezza di sé e alla beatitudine o sublimazione della materia.

Tiziano Rossano Mainieri (Bologna, 1982) concentra il suo lavoro sulla fotografia paesaggistica. La serie Radici è una raccolta di gli scatti di un bianco e nero dove domina il tema della natura, la rappresentazione di un mondo che sta oltre la semplice percezione.

Le fotografie di Simone Morciano (Verona, 1983) fanno parte di un ampio progetto per il quale l’artista ha fotografato gli stessi luoghi in giorni, orari e condizioni metereologiche differenti. Fotografie che nascono come esercizi di osservazione e divengono veri e propri tentativi di riscoperta della realtà, una sorta di presa di coscienza del territorio circostante.

Luca Nicolini (Rovereto, 1985) presenta Ultimo Giorno di Luce, un soggetto che si basa sulla rielaborazione in chiave evocativa dei concetti di luce e di tempo, intesi come elementi propri dello specifico fotografico. La fotografia diviene un modo per tradurre il pensiero in immagini: le persone, riprese in maniera sfuggevole e indefinita, si dissolvono in un tentativo di riflessione sulla fugacità dell’esistenza.

Il progetto di Valentina Sala Peup (Monza, 1988) dal titolo Saudade nasce sottoforma di libro ed è composto fotografie accompagnate da due scritti tratti dal film “il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders. Il termine Saudade, in portoghese, fa riferimento ad un singolare stato emotivo che l’artista cerca di catturare nell’immagine fotografica.

Sede: METRONOM | viale G. Amendola, 142 Modena
tel/fax +39 059 344692 | info@metronom.it | www.metronom.it
Orari: da martedì a sabato 15.00 / 19.00 e su appuntamento

FOTOMETRAGGI


In occasione del Festivalfilosofia 2011, Metronom presenta, nella sede FUORIMAPPA, una mostra pensata a partire da quattro photobook dʼautore realizzati da grandi fotografi italiani, espressione di personalissime ricerche fotografiche accomunate dallʼattenzione per i luoghi e per il paesaggio.

Una serie di opere inedite, raccolte in quattro libri monografici, diventano un modo per riflettere sulla natura della visione e sullʼuso del mezzo fotografico come strumento di riproduzione della realtà. Aperti, scomposti, assemblati, ridotti al solo spazio bidimensionale del foglio di stampa, i libri in mostra diventano contenitori per micro racconti fotografici, per brevi sequenze di immagini che hanno nellʼessenzialità della forma il motivo ispiratore.

Bord de mer è un viaggio che Gabriele Basilico compie nel nord della Francia con lʼesplorazione di un paesaggio di confine seguendo la linea dellʼinfinito sul bordo del mare appunto, fino a spingersi verso le città industriali. Una ricerca che Basilico definisce “del paesaggio vero” in cui la fotografia diventa pura
contemplazione e la natura si offre a una visione diretta, senza filtri estetizzanti.

Olivo Barbieri costruisce le sue scene allʼinterno del museo del Louvre, eseguendo esercizi di stile per una indagine sul guardare: la sequenza di scatti diventa meta-strumento di rappresentazione per una riflessione sulla pittura attraverso i canoni della fotografia.

Mario Cresci usa la fotografia per indagare oggetti, luoghi e cose del quotidiano, suoi Giochi della mente sono esperimenti della memoria, indagini oltre la forma esterna per una indagine delle tracce, al limite del visibile.

Gli inediti del primo periodo di Luigi Ghirri sono parte di quella “geografia sentimentale” che lʼautore ha composto attraverso il corpus del suo lavoro fotografico. Ogni immagine, ogni dettaglio ritratto, apparentemente scontato, diventa tessera di un più ampio lavoro di catalogazione poetica dei luoghi.

La mostra prende spunto dalla collana Focus on Italy, curata da Marco Signorini, che si compone di volumi dʼautore a tiratura limitata, delle vere e proprie collectorʼs edition per i tipi di Verbavolant (Londra).

 

Invito

 

FOTOMETRAGGI

Artisti: Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Mario Cresci, Luigi Ghirri

Inaugurazione: venerdì 16 settembre 2011 ore 18.30

Date: 16, 17, 18 settembre 2011

Sede: FUORIMAPPA by metronom | via Carteria 8, Modena
info@metronom.it | www.metronom.it

Orari: 17, 18 settembre 9,00 – 23,00 ; 19 settembre 9,00 – 21,00

TIME DUST


Metronom presenta Time Dust: una personale dell’artista Martina della Valle con un progetto inedito dedicato all’immagine del tempo e alla memoria delle cose esplorati attraverso un elemento immateriale, temporaneo e volatile come la polvere.

L’artista prende spunto dal rilievo di un archivio di famiglia costituito da materiali e oggetti per la lavorazione della ceramica. Il nonno materno era un ceramista e nel suo studio sono stati conservati disegni, calchi, spolveri, statuette e oggetti in ceramica di sua produzione, oggi ricoperti dalla polvere e trasformati dalla patina del tempo, che l’artista riutilizza e documenta fotograficamente al fine di attivare una seconda memoria.

Martina della Valle focalizza il suo sguardo sulla polvere depositata – un’ombra del tempo – per narrare “in assenza” la storia di questi oggetti. È il contorno delle cose messo in risalto dal pulviscolo a parlare di loro (e non il loro contenuto), in mancanza della loro presenza effettiva.

Il progetto della mostra è una narrazione per immagini di un processo creativo in assenza del soggetto, un lavoro sulla propria storia (il destino di essere artista) e sulla febbre d!archivio della nostra epoca, che diventa un’archeologia del tempo capace di creare dei sostituti di realtà e di trasformare i documenti nei nuovi “monumenti” di oggi.

Il tema della memoria nelle sue diverse accezioni è da sempre presente nel lavoro della giovane artista. Per questa mostra Martina della Valle presenterà un ambiente disegnato da un wall-drawing (realizzato con gli spolveri recuperati nell’archivio), da fotografie, oggetti e disegni.
La mostra è corredata da un catalogo con il testo critico della curatrice Marinella Paderni.

A cura di: Marinella Paderni

Inaugurazione: Sabato 16 Aprile ore 18.30

Date: 16 Aprile – 12 Giugno 2011

inside/OUTSIDE


Metronom presenta, dal 13 novembre, una mostra collettiva con opere di Benedetta Alfieri, Elena Arzuffi, Emanuela Ascari, Barbara Bartolone e Erica Battello. La mostra propone una riflessione sul tema del paesaggio interiore: attraverso l’uso del mezzo fotografico l’immagine diventa strumento per dare corpo stati d’animo ed emozioni.

La ricerca delle cinque artiste si dipana su questa sfumatura, attraverso immagini di oggetti comuni e luoghi, complice l’inganno connaturato al mezzo fotografico, che consente un’apertura su dimensioni intime e private.

Un gioco sul filo della memoria quello di Emanuela Ascari che con la serie Sotto la polvere presenta il racconto di una esperienza privata, il ritorno ai luoghi e alla casa delle propria infanzia per recuperare il ricordo delle proprie origini. Gli oggetti di uso quotidiano rimangono come cristallizzati sotto la polvere, l’abbandono degli ambienti restituisce stratificazioni materiche di passato e presente, fotografie, vasi, fiori di plastica,  tutto concorre a costruire una geografia della memoria.

La forza evocativa degli oggetti di Benedetta Alfieri si muove sul confine tra pubblico e privato, tra ciò che si offre alla vista e ciò che si nasconde, il lato più intimo messo a nudo. Le Sorelle sono ritratti puri, senza sfondo e senza contesto, nessuna architettura, la forza delle immagini è resa dalla scala 1:1 che sfugge alla tentazione della moderna natura morta e anzi ci racconta la vitalità dell’oggetto. I colori delle stoffe, le pieghe degli abiti ci rimandano a un mondo in cui ricostruire e immaginare storie e destini di persone reali.

Elena Arzuffi usa la fotografia per un’indagine di pura osservazione, “è un po’ come guardare fuori dalla propria finestra”, dichiara. Finestra reale o metaforica è quella che si apre su comunicazioni e linguaggi privati, in cui l’ambiente domestico diventa il pretesto per raccontare storie assolutamente contemporanee. I protagonisti sono colti in forma di  ritratto o stilizzati in un tratto grafico appena accennato. Non è la forma quella che condiziona, quanto l’apertura, la visuale, l’orizzonte che si apre da quella finestra interiore e mette a nudo debolezze e fragilità, senza mai perdere lo sguardo ironico.

Barbara Bartolone presenta una fotografia di paesaggio che è strumento per una ricerca introspettiva: dai boschi  alla  campagna lombarda la sua visione è affidata a oggetti o presenze naturali che si  animano nel dettaglio mai scontato. Ricerca rigorosa di composizione formale e uso della luce come strumentale e rivelatoria caratterizzano un lavoro fotografico che non si sottrae a sentimenti malinconici, Gli alberi che ti hanno visto correre o  la serie Finestre sono espliciti ritratti di emozioni raccontate e condivise.

Il sentimento di sospensione che deriva dalla ricerca della propria identità è al centro del lavoro di Erica Battello:  di padre italiano e madre cinese, ha vissuto a Hong Kong, colonia britannica, fino a 11 anni. Il mix di bilinguismo, razza e cultura dominante si ritrova nella sua produzione video e in quella fotografica: The Red String è una serie di autoritratti in cui Battello si presta a interpretare i ruoli di figlia, moglie e madre che costituiscono il perno della condizione femminile nella cultura tradizionale cinese, tra moderna condizione di inferiorità e romantiche leggende.