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Archivi Categorie: libri d’arte

un manicomio-festival


Scrivere, camminare, viaggiare, ciarlare per necessità e avere gli inevitabili rapporti umani con la folla di questo ineffabile manicomio-festival che è l’Italia e un po’ tutto il mondo, mi riesce penoso: e a momenti impossibile. Ti chiedo, vecchio e caro amico, di avere soltanto della comprensione per le mie condizioni fisiche, di non attribuire a egoismo o poltroneria certi apparenti errori di contegno. Non si tratta di errori ma di uno schiacciante stato di prostrazione e di fatica non imputabile a me, ma alla chiassosa demenza della folla che mi stringe: e ai 25 anni di orrori!

Carlo Emilio Gadda, Lettere agli amici milanesi, Milano, Il Saggiatore 1983

 

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©Federico Clavarino, Italia o Italia, UK, Akina books, 2014

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Corrispondenze


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Libri, numeri e matite


Stando ai rapporti sulla produzione editoriale dell’AIE  (fonte Il Giornale della Libreria) tra febbraio e marzo 2012 sono stati pubblicati 590 titoli del genere “arte” in particolare 79 del genere “fotografia”. Questi numeri aumentano nel bimestre settembre/ottobre (sarà l’effetto strenna natalizia) per arrivare a 853 sotto il genere “arte” con un dettaglio di 135 titoli di “fotografia”.

Ora, i numeri van sempre contestualizzati, ma vista così viene da pensare che c’è davvero tanto da guardare. Però se uno fa una prova e va in una libreria di medie dimensioni di una media città italiana credo proprio che dei 71 libri genere fotografia dichiarati in uscita a ottobre 2012, se è fortunato ne trova tre. E con una copia sola. Ovviamente la copia unica non più incellofanata ma aperta, perché uno deve pur essere libero di sfogliarlo e guardarlo il libro, prima eventualmente di comprarlo.

Allora, quella dell’acquisto dei libri è una procedura che ha infinite variabili, per quel che mi riguarda, non compro mai il primo della pila. Quella copia per intenderci che ha la copertina già un po’ aperta e la carta delle pagine che non è più liscia. Prendo sempre possibilmente quello sotto di due o tre, se è possibile.  Ma di un libro d’arte, o di fotografia, la copia aperta non la comprerei mai. Perché a meno che uno non usi i guanti di stoffa, la ditata sulle pagine c’è. Nello sventurato caso del bianco e nero poi,  quella ditata rimane a imperitura memoria. E allora, non per feticismo, ma se ditata fisiologica deve esserci, che sia la mia. O tutt’al più la ditata autografa dell’autore che ha firmato la copia, preferibilmente con una matita e senza dedica, che ogni collezionista poi ha le sue, di regole.

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Olivo Barbieri, Flippers 1977-78, Danilo Montanari Editore, Ravenna 2012

I miei libri non sono semplicemente dei cataloghi…


I miei libri non sono semplicemente dei cataloghi dei lavori, quanto piuttosto dei lavori autonomi. L’idea del libro è un punto fondamentale, è l’opera, l’opera cinematografica, è il film che ti permette di trasmettere il significato che, all’interno di un singolo lavoro, difficilmente riesce a venire fuori. Mi piace lavorare per episodi, che dovrebbero essere l’essenza dei vari progetti. Mi piacciono molto i libri strutturati per racconti, mi piace che vari racconti, messi insieme riescano a trovare un significato ulteriore, a divenire una storia più strutturata. E’ come dispensare lentamente le cose, lasciando decantare i lavori, magari per anni, per poi utilizzarli in una nuova chiave come sta capitando per questa mostra. Quest’operazione offre la dimensione reale del mutamento. Dà la possibilità di rileggere quello che si è fatto nel passato, e in qualche modo, di riattualizzarlo.

Marco Signorini, in Earthheart, Bologna, Damiani 2011

Immagini di carta o di web?


Prendere a prestito Franco Carlini, autore di alcune delle più acute riflessioni sulla comunicazione digitale è il pretesto per parlare di libri.

È in corso fino a domenica la fiera del libro di Francoforte, il più importante appuntamento commerciale del settore editoriale mondiale. Il dibattito di quest’anno è tutto centrato sulla diffusione e lancio degli e-book, sarà vera rivoluzione? Se questo interrogativo è determinante per il settore della narrativa o della saggistica, non si pone invece per il libro d’arte, che nulla ha da guadagnare da una diffusione digitale.

Il mercato italiano in questo settore rappresenta forse uno dei più statici a livello europeo, sia da un punto di vista di produzione che di diffusione. Girovagando anche solo per i bookshop dei musei inglesi, per non parlare di quelli tedeschi, varia e raffinata è l’offerta che si presenta, anche e soprattutto per la tematica dell’arte contemporanea.

Perché questo non accade in Italia?

Sembra che l’abitudine a sfogliare e acquistare libri d’arte non sia una consuetudine quanto un’eccezione, come se le immagini parlassero un linguaggio sconosciuto, ostico e per nulla narrativo. Al diffondersi di questa idea ha senz’altro contribuito il proliferare di un genere, il “catalogo di mostra”, che rappresenta spesso un esito editoriale poco felice. Nato come necessario e utile strumento di lettura e accompagnamento di progetti espositivi si è poi spesso andato imponendo come unico strumento divulgativo di genere. Gli editori si assicurano un prodotto editoriale dai costi coperti e quindi a rischio zero, enti o comitati organizzatori si assicurano una tangibile traccia di un lavoro di per sé effimero, gli sponsor una prestigiosa vetrina. Tutto questo però sta di fatto bloccando la produzione e la diffusione del libro d’arte, che è altra cosa dal libro d’artista, e togliendo un fondamentale strumento di interpretazione e di lettura dell’arte contemporanea in particolare.

Basta confrontare il catalogo online di editori storici come Steidl, ma anche di giovani realtà editoriali come JRP- Ringier, per accorgersi di come ci sia un mondo da scoprire che spesso non varca gli italici confini; ma non ci sono solo prodotti di nicchia, la decisamente commerciale Phaidon non smette comunque di produrre libri qualitativamente validi e case editrici d’oltreoceano come Aperture portano avanti progetti editoriali curati e coerenti, specchio di un settore e di una cultura tutta contemporanea.

 

E l’Italia? Chi si distingue nel settore? Non certo i grossi gruppi editoriali, nemmeno la storica Electa Mondadori, qualche novità esce da Skira, qualche buon volume arriva tradotto per mezzo di Contrasto; gli editori indipendenti che portano avanti un lavoro più che apprezzabile scontano poi difficoltà di distribuzione e, a volte, ingenuità commerciali- come Johan&Levi che a fronte di una limitata distribuzione in libreria non offre l’opzione dell’e-commerce (anche se la recente legge che abolisce le tariffe postali agevolate per prodotti editoriali certo non è un incentivo).

 

Problema su due fronti quindi, produzione e diffusione che penalizza non solo i lettori ma anche gli autori italiani: i molti artisti che privilegiano la fotografia come mezzo espressivo in primis, che si vedono negato un veicolo fondamentale concesso ai loro colleghi oltre confine e che senza dubbio contribuisce alla scarsa circolazione e diffusione del loro lavoro.