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Tre domande a Marco Signorini


Inaugura sabato 18 febbraio alle 18.30 la mostra OPENSTUDIO, che propone una selezione di giovani autori provenienti dall’Accademia di Belle Arti di Brera e dall’Accademia di Bologna. Ne parliamo con Marco Signorini, docente a Brera e selezionatore, insieme a Walter Guadagnini, della collettiva.

METRONOM: Rigoroso bianco e nero  ma anche fotografia a metà tra collage e installazione, nel mezzo un ampio ventaglio di tecniche, è stata una scelta oppure è effettivamente così variegato il modo degli studenti di confrontarsi con il dato tecnico della fotografia?

Marco Signorini: Direi che le modalità con le quali gli studenti si confrontano con la tecnica fotografica sono le più svariate, questo è vero. C’è un mix interessante fra analogico e digitale, bianco e nero e colore, moda e reportage. L’impressione è che la fotografia, come siamo stati abituati a pensarla, non possa più catalogarsi in categorie di genere, l’una attraversa l’altra. Tener conto di questo atteggiamento “aperto” è importante, credo faccia parte di una visione del mondo più libera dagli schemi, sia tecnici che linguistici. Non solo, credo sia anche portare totalmente la fotografia in un ambito artistico più generalizzato.

M: Le opere lasciano trasparire la tendenza all’espressione di una sensibilità individuale e di un proprio immaginario, nessuna traccia di temi “sociali” o “politici”, lo attribuisci alla giovane età e quindi alla voglia di esprimersi più che di confrontarsi?

MS: La risposta a questa domanda si ricollega in parte alla precedente, credo sia cambiato l’atteggiamento, che l’analisi del mondo circostante, da parte dei giovani, nasca da altri presupposti. Uno di questi è la messa in scena, oppure l’inserimento di se stessi all’interno delle loro selezioni, oppure l’aderire a poetiche trasversali che esprimono un certo modo di fare fotografia. Questo mette in discussione anche l’aspetto fortemente autoriale delle immagini prodotte, tanto che, navigando ad esempio su Flickr, poi avvertire più forte il fenomeno estetico così diffuso, più che distinguere i singoli autori che lo alimentano. In realtà, trovo tutto a suo modo impegnato, ma di difficile catalogazione.

M: Si registra una grande varietà di corsi, workshop e anche master dedicati all’immagine, c’è quindi molta richiesta di “formazione” specifica anche extra accademica, a tuo parere che cosa rende a tutt’oggi importante una formazione nelle Accademie di Belle Arti?

MS: Per quanto mi riguarda considero ancora importante un insegnamento istituzionale di valore, come potrebbe esserlo quello trasmesso nelle accademie nazionali.
Il fatto che non ci sia credibilità in queste istituzioni, con i relativi problemi di qualità dell’istruzione, sia in termini di docenza e di adeguati spazi attrezzati disponibili, è un fatto molto grave. Cosiderando poi, che c’è molta richiesta di formazione artistica, trovo questa disattenzione istituzionale paradossale in un paese come il nostro, che potrebbe trarre buoni profitti dalla cultura dell’arte e da un patrimonio artistico senza eguali.

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ACCADEMIA


Metronom presenta ACCADEMIA, una mostra che riunisce opere fotografiche di Eric Davanzo, Vincenza De Nigris, Arianna Galli, Olson Lamaj, Alessandro Ligato, Annachiara Lodi, Jianan Wang. Realizzata in collaborazione con l’Accademia di Brera, la mostra comprende sette giovani artisti accomunati dall’esperienza di studio, con l’intento di proporre una lettura di possibili nuovi scenari per la giovane fotografia italiana.

La possibilità ottica che si genera all’interno di una stanza è il pretesto all’origine del lavoro di Eric Davanzo. Camere Obscure, stanze sottosopra, è un disordine derivato da una visione spiazzante, dai canoni di sotto e sopra sovvertiti, da veri e propri giochi gravitazionali. Si dà forma ad un rapporto tra realtà e proiezione della stessa che indugia sul silenzio, sullo stupore che è alla base del processo del vedere. La realtà infatti offre superfici, supporti e “stanze”, quindi luoghi, a quella che altrimenti sarebbe una continuazione ininterrotta, un peregrinare della luce.

Intimate Nostalgia è il titolo della serie di fotografie che Vincenza De Nigris ha realizzato nel tentativo di raccontare i sentimenti umani, una indagine che si traduce in immagini fotografiche con piani sentimentali, impalpabili, intimistici e vagamente romantici. Attraverso le immagini l’artista costruisce un percorso narrativo che si serve del cromatismo e della luce per ricreare micro racconti, storie impercettibili che parlano di soggetti e oggetti ritrovati.

Memorie in Vendita raccoglie una serie di opere di Arianna Galli realizzate sul confine sottile tra storia e documentazione. Sono oggetti etichettati, disposti su ripiani nelle vetrinette dei negozi delle pulci, svuotati del loro passato, in attesa di essere venduti o, più spesso, svenduti. La scelta di rivendere le cose vecchie non viene intesa dall’artista come lo sbarazzarsi delle cianfrusaglie inutili o l’atto brutale di cancellazione della memoria propria o di altri, ma il divenire nuovi contenitori di memorie ancora sconosciute, che portano su di sé il segno del nostro passaggio, la prova tangibile della nostra esistenza, del nostro essere stati.

La ricerca artistica di Olson Lamaj pone l’accento sull’attuale condizione giovanile. Rinchiusi in stereotipi, persi in un tempo che non è più a loro disposizione, i giovani d’oggi sembrano travolti da una società che tenta ad ogni costo di dar loro un’immagine.  Nelle città perdono i loro sogni e, costretti al coraggio e alla fatica, sopravvivono nei loro spazi interiori. L’obiettivo dell’artista non è rivolto ai loro abiti alla moda ma ai loro occhi, ai loro sguardi, ai loro pensieri.

Con il termine moleosofia si intende la pratica divinatoria svolta attraverso l’analisi delle imperfezioni;  le fotografie di Alessandro Ligato, concepite all’interno di questa pratica, si pongono come una rivelazione della divinazione. L’artista ci svela una raccolta di simboli, una serie di tracce e di luoghi un tempo vissuti; segni resi immortali dallo strumento fotografico in un fuori – tempo, o un tempo – sospeso ma istantaneo, che si trasformano in tracce fotografiche immutabili e costanti.

Annachiara Lodi presenta BAGS, una ricerca condotta nell’inverno del 2010, con l’intento di documentare le mutazioni anatomiche e della postura dell’individuo in base ai pesi che porta. Un mercato rionale in centro a Milano diventa lo scenario per questo intenso lavoro di reportage, che trova nella borsa della spesa l’oggetto che costituisce allo stesso tempo il peso reale e un simbolico fardello. L’ampio corpus di scatti, sottoposto a meticolosa selezione, rivela una serie di figure che si distinguono per staticità e plasticità.

Gli scatti fotografici di Jianan Wang pongono una riflessione sul continuo mutamento del paesaggio metropolitano di Milano sottolineando i contrasti, i paradossi che le nuove architetture “verticali” ingenerano sul paesaggio urbano preesistente, in un contesto storicamente stratificato come quello italiano. La fotografia è intesa come riflesso, come una dimensione del mondo; attraverso le sue rielaborazioni Wang registra in modo soggettivo la nuova architettura di Milano.

A cura di: Marco Signorini

Inaugurazione: Sabato 19 febbraio ore 18.30

Date: 19 febbraio – 27 marzo 2011