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Il ritratto di città


Tra i modelli visivi che la cultura fotografica ha ereditato dalla tradizione, il ritratto di città rimane uno dei più controversi. Se ritraendo persone o paesaggi i fotografi ottocenteschi ebbero modo di perpetuare, con adattamenti relativamente minori, schemi e linguaggi ampiamente consolidati nella tradizione pittorica, percorrendo i centri urbani moderni si ritrovarono ad affrontare il paradosso di un soggetto che andava perdendo la propria fisionomia nel momento stesso in cui veniva scoperto. Per alcuni decenni, vedute e panorami  consentirono di trattenere l’immagine della città derivata dalla tradizione medievale dei topografi e degli artisti, ai quali si deve l’invenzione del genere: un organismo fisicamente compatto, organicamente inserito nella geografia circostante e strutturato attorno ai simboli classici dell’autorità.

Antonello Frongia, Il luogo e la scena: la città come testo fotografico, in Luogo e identità nella fotografia italiana contemporanea, a cura di Roberta Valtorta, Torino, Einaudi 2013

 

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©Lorenzo Vitturi, Dalston Anatomy, 2013

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Questa abilità di innestare lo sguardo


Questa abilità di innestare lo sguardo in un sistema articolato di idee sui pregi e i difetti della metropoli ha nutrito il dialogo della fotografia con altre discipline – l’urbanistica, l’arte, la sociologia e l’antropologia. Ma dopo un lungo periodo di impollinazione reciproca, oggi questo rapporto fertile tra cultura della fotografia e cultura della città sembra essersi allentato. Proliferano le fotografie di città del mondo, i cataloghi di spazi e le architetture urbane, le registrazioni di eventi transitori, i frammenti di esperienze nei luoghi; eppure sempre meno questa visibilità degli spazi costruiti sembra intesa come un invito a ripensare l’arco più lungo della nostra vita moderna nelle città, sulla quale i fotografi del passato hanno meditato a fondo. Prototipo del viaggiatore lento, di volta in volta dissacrante osservatore dei luoghi comuni o delicato custode del genius loci, nella città dei “non-luoghi” il fotografo sembra aver perso la sua abituale propensione ad aprire rotte inedite in territori conosciuti, a sfidare le regole statuite della polis per attivare nuove pratiche e nuove visioni.

Antonello Frongia, Note sul fotografo come cittadino e saggista, in Guido Guidi, In Between Cities, Rubiera, Linea di Confine 2003

Senza titolo

 

 

 

 

 

 

 

©Guido Guidi, 54/Malbork /PL
In Between Cities. Un itinerario attraverso l’Europa 1993/1996