Just another WordPress.com site

Archivi delle etichette: Arte moderna

Chissà?


Tutta l’arte moderna è astratta nel senso che è attraversata dall’idea molto più che dall’immaginazione delle forme e delle sostanze. Tutta l’arte moderna è concettuale nel senso che, nell’opera, feticizza il concetto, lo stereotipo di un modello cerebrale dell’arte – esattamente come ciò che viene feticizzato nella merce non è il valore reale, ma lo stereotipo astratto di quel valore. Votata a questa ideologia feticistica e decorativa, l’arte non ha più una esistenza propria. In questa prospettiva, si può dire che stiamo avviandoci a una sparizione totale dell’arte in quanto attività specifica. Il che può portare, sia a un trasferimento dell’arte nella tecnica e nell’artigianato puro, ed eventualmente nell’elettronica come si può vedere ovunque, sia a un ritorno verso un ritualismo primario in cui qualsiasi cosa fungerà da gadget estetico e l’arte finirà nel kitsch universale, proprio come a suo tempo l’arte sacra è finita nel kitsch delle immaginette religiose. Chissà?

Jean Baudrillard, Il complotto dell’arte, Milano, SE 2013

Senza titolo

 

 

 

 

 

 

 

©Paolo Consorti, Rebellio patroni, 2011

Annunci

Arte Contemporanea: roba da mercanti?


L’appello dei musei pubblici di arte contemporanea: senza fondi si chiude. L’arte contemporanea va gestita solo da privati?

È di questi giorni, l’appello del MADRE di Napoli, a cui ha fatto seguito, a ruota, quello del MAMbo di Bologna: la progressiva riduzione dei finanziamenti statali e comunali che le istituzioni pubbliche stanno subendo da qualche anno sta mettendo a rischio l’attività e la qualità dell’attività di un patrimonio museale italiano.

Vittorio Sgarbi, incaricato di curare l’esposizione del Padiglione Italia alla prossima edizione della Biennale di Venezia, massima e più prestigiosa celebrazione dell’arte contemporanea internazionale,  mandato “in soccorso” al direttore del MADRE, dichiara che il problema di budget è causato dalla produzione mostre di arte contemporanea che costano troppo e vengono visitate da pochissimi. La sua proposta risolutiva, nemmeno dell’ultima ora, è che le mostre di artisti contemporanei siano finanziate esclusivamente dai mercanti alle strutture pubbliche il solo compito di conservazione e promozione dell’arte antica.

E’ questa la degna fine dell’arte del nostro tempo?  Da diversi anni si sprecano i corsi di economia della cultura, di gestione imprenditoriale dei musei, di promozione e marketing culturale e il motivo dominante di ognuno di questo è la ricerca di finanziamenti e la gestione di un budget per le istituzioni museali in Italia che sono, nella maggior parte dei casi, strutture pubbliche.

E’ normale, e non solo in Italia, che artisti viventi chiedano, in occasione di mostre ospitate in prestigiose istituzioni, di poter produrre opere inedite. I costi di produzione delle opere, che siano sculture, fotografie, installazioni o film si chiede vengano coperti. E’ altrettanto normale che si instauri una collaborazione tra pubblico e privato per coprire questi costi, per raggiungere un obiettivo che è comune per tutti i soggetti coinvolti.

Così come è normale e già accade in alcune istituzioni pubbliche o private, che si mettano a disposizione la struttura e il suo apparato gestionale ad un artista, a patto che la mostra risulti a costo zero per la struttura stessa che riceverà anche una sorta di canone di affitto.

Prima di lanciare sentenze lapidarie è bene interrogarsi su come funzioni in Italia il collezionismo di arte contemporanea e quali ne siano gli esiti godibili dal pubblico.  Le collezioni pubbliche si incrementano solo grazie a donazioni o depositi, i fondi acquisizioni  dei musei si sono ridotti sempre di più a favore del capitolo di spesa delle “esposizioni temporanee”.  Resta il terreno delle collezioni private, in Italia ci sono alcuni esempi illuminati, nate a volte da collezioni d’azienda, basti pensare alla collezione Maramotti, o che hanno dato vita a Fondazioni come la Fondazione Sandretto Re Rabudengo a Torino.

Resta però che ogni qualvolta una pubblica amministrazione promuove un progetto, che sia di committenza o no, ad un artista contemporaneo il coro di protesta indignato si leva, su soldi pubblici spesi male, su costi eccessivi della produzione di eventi espositivi.

L’arte contemporanea è espressione del nostro tempo, la sua produzione e fruizione è il nostro lascito. Una collettività che non comprende e non sostiene questo valore e questa ricchezza è una collettività più povera intellettualmente, socialmente e culturalmente.

Ben venga la collaborazione pubblico privato ma che questa apertura al privato non rappresenti uno svilimento e un ripiego, un mezzo per esprimere un anticipato giudizio di valore, come le parole dell’aspirante sovrintendente Sgarbi sottintendono.

Marcella Manni