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Dobbiamo rassegnarci?


Dobbiamo rassegnarci a non pretendere altro che fotografie che ci appagano dal punto di vista estetico, fotografie che si limitino a fornirci notizie che vanno a incasellarsi in un sistema epistemologico chiuso e predefinito, e operazioni visive volte a decostruire criticamente all’infinito questo sistema e il suo funzionamento? La domanda è pressante, perché negli ultimi anni abbiamo assistito, è sotto gli occhi di tutti, al riemergere di una urgenza di realtà. Prima gli effetti della globalizzazione, poi la crisi economica e sociale mondiale hanno provocato un risveglio dal diffuso disinteresse per la ricerca e la comprensione della realtà, e generato un rifiuto ad abdicare dinanzi a qualunque proposizione legata all’idea di vero.

 

Daniele De Luigi, Brand New Real, in Generazione Critica. La fotografia in Italia dal Duemila, a cura di M. Manni e L. Panaro, Ravenna, Danilo Montanari Editore 2014

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©Alberto De Michele, Quien Lo Vive Quien Lo Goza – La Mascara De La Maldad,2012

 

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Delitti perfetti


Il colpo d’occhio è  quello di una banale quotidianità: mobili, tende, oggetti, fotografie o ritagli di giornale alle pareti, sembrano scene di un ordinario interno domestico, ma ad uno sguardo più attento si rivelano in tutta la loro inquietante presenza.

Gli scatti di Annabel Elgar appartengono a quella che si usa definire staged photography, genere che prende a prestito dal linguaggio cinematografico l’uso di ambienti costruiti all’occorrenza. Ma le scene di Elgar hanno tutto il calore e il colore di una vita vissuta, lontane dall’artificio sia negli interni, minuziosamente abitati, sia nella quasi banalità dei paesaggi. Sembra di entrare in un mondo di fiabe politicamente scorretto: i pupazzi che abitano il bosco hanno volti mascherati e gli interni, le stanze, sempre chiuse, sono rischiarate da una luce che rivela più che illuminare; i -rari- personaggi che abitano gli scatti sono fittizi e sinistri come i ritagli di giornale sulle pareti o il pane in cassetta, improbabile decoro sullo scaffale.

Annabel Elgar - Assembly, 2010

“Dovremmo a questo punto confinare tutte queste supposizioni nel campo della fantasia e lì lasciarle, trattandosi di fiction? Conviene invece considerare il rapporto che queste immagini intrattengono con un’intera tipologia di reali fatti di cronaca, che compaiono periodicamente sui mezzi di informazione: le storie di sette religiose segrete, di rituali collettivi impensabili, di forti personalità ossessionate da credenze superstiziose.”, scrive Daniele De Luigi nel testo che accompagna la mostra;  sono infatti scenari che riportano alla cronaca dei giornali, sempre più accanita nell’illustrare a parole e, soprattutto, con immagini, particolari “per dovere di cronaca”; l’insistere sul dettaglio, sui nomi dei protagonisti quasi in gergo colloquiale, ci porta ad assorbire, inglobare, questi dettagli nel nostro immaginario.

I teatrini di Elgar ricordano un po’ le macabre ricostruzioni in stile plastico dei luoghi del delitto ad uso giudiziario-televisivo, i plotoni di strane maschere o di calzari sembrano ritratti omettendo volutamente il nastro da “scena del crimine”, degno della migliore cronaca nera. E’ una fotografia che volutamente si riempie di dettagli narrativi, di raffinate allusioni ed illusioni, raccontando, con uno sguardo al passato, un contemporaneo al limite del gotico, che non trascura allusioni magiche. Non c’è nessuna “sicurezza degli oggetti” che anzi sbucano minacciosi in raffinati giochi di chiaroscuri o si ergono con inquietante ironia ad abitanti di un mondo fittizio, talmente fittizio che potrebbe tranquillamente essere quello del nostro vicino di casa.

 

INTERLUDIO | Annabel Elgar

Inaugurazione sabato 19 novembre ore 18.30

METRONOM, viale G. Amendola 142, Modena