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Una fede superstiziosa


Scienza obiettiva dell’arte ed estetica sono e saranno sempre discipline incompatibili. Di fronte all’alternativa di trascurare la maggior parte del proprio materiale accontentandosi di una storia dell’arte ad usum aesthetici, oppure di rinunciare a ogni volo nei cieli dell’estetica, lo storico dell’arte opta naturalmente per la seconda possibilità; due discipline strettamente affini nel loro oggetto continuano così a coesistere senza che tra esse intercorra alcun contatto. Può darsi che questa incapacità di mutua comprensione dipenda soltanto da una fede superstiziosa nel concetto e nel termine di «arte». Accecati da tale pregiudizio, siamo sempre più coinvolti nel tentativo veramente criminale di ridurre la molteplicità di significato dei fenomeni a un solo concetto univoco. Ma non siamo in grado di liberarci da questa superstizione. Rimaniamo schiavi delle parole, schiavi dei concetti.

Wilhelm Worringer, Astrazione e empatia, Torino, Einaudi 2008

 

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©Shannon Ebner, The Electric Comma, 2013

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Cos’è la fotografia concettuale?


Source Magazine ha dedicato l’ultimo numero (#71) a dirimere la questione, partendo dall’assunto che il termine fotografia concettuale è tanto usato quanto poco definito. Ci si può muovere quindi tra i poli opposti di chi lo interpreta come un movimento legato a un arco temporale ben preciso, gli anni 1960- 70 a chi lo intende come un modo d’uso, un metodo della fotografia che la configura come una sola attività intellettuale. O forse nulla di tutto questo. Nel tentativo di rispondere alla domanda in questione la rivista ha prodotto delle brevi videointerviste con un’ampia partecipazione di contributi sia di artisti che di critici. Il concetto, l’idea come fondante e alla base della pratica fotografica è una questione annosa e oggi sempre più intrigante. Ma non certo inedita, almeno non in Italia, dove già negli anni 90 ci si interrogava in merito con una mostra (e un libro) Gli anni 70, lo sguardo, la foto, in cui attraverso il lavoro di Franco Vaccari, Luigi Ontani, Franco Guerzoni o Giulio Paolini, solo per citare alcuni autori italiani, si parlava già di fotografia post-concettuale, facendo riferimento al Piston de courant d’air di Duchamp. Come primo esempio di fotografia concettuale nel Novecento. E’ quindi una questione di date? Forse no, a sentire quanto dichiara John Hilliard anche lui tra i partecipanti a quella mostra che a distanza di vent’anni sottolinea come il termine, non venga tanto usato dagli artisti verso il proprio lavoro, quanto più dagli altri per definire o connotare il lavoro di un autore. Nelle tre video-interiviste realizzate da Source non si perde nemmeno l’occasione per alimentare il dibattito sulla liceità della contrapposizione tra fotografia –concettuale- e fotogiornalismo, che è un po’ come la spinosa distinzione tra fotografo e artista, in fondo, ci dice Lucy Soutter, tutta la fotografia ha a che fare con delle idee o dei concetti in partenza, anche quella di moda o pubblicitaria, quindi per paradosso, si potrebbe ribaltare la domanda chiedendosi quale fotografia non sia concettuale.

Il dibattito è tutt’altro che concluso…