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Dove va la fotografia


Chiedersi dove va la Fotografia è come interrogarsi sul destino del telefono. Entrambi hanno prodotto le loro mutazioni una volta per tutte al punto che sembrano entrate a far parte del nostro patrimonio genetico.

Franco Vaccari, Apollo e Dafne: un mito per la fotografia, in Fotografia e inconscio tecnologico, Torino, Einaudi 2011

 

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Sui simulacri


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Parlerò per chi è lecito – voi profani chiudete le porte – e farò conoscere i pensieri di una sapienza teologica con i quali uomini, mediante immagini congeneri ai sensi, raffigurando realtà invisibili in forme visibili, rivelarono il dio e le potenze del dio a coloro che hanno appreso a ricavare dai simulacri, come dai libri, ciò che vi è scritto riguardo agli dèi. Nessuna meraviglia che i più ignoranti considerino le statue pezzi di legno e di pietra, proprio come quanti non capiscono la scrittura guardano le steli come pietre, come legno le tavolette e come papiro intessuto i libri.

Porfirio, Sui simulacri, Adelphi, Milano 2012

 

GUIDI

 

 

 

 

 

 

 

Guido Guidi, Variazione del punto di vista, 1968

Tricks and Falls, tre domande a Michele Buda


Metronom: Il movimento, l’azione, la figura non sono mai stati un punto centrale della tua ricerca, come nasce e come si è sviluppata la serie Skatepark?

Michele Buda: Questa ricerca nasce casualmente, nel senso che mi ci sono ritrovato perché accompagnavo mio figlio piccolo in uno Skatepark. Mentre facevo delle fotografie durante le sue evoluzioni ho capito che potevo provare a sviluppare un progetto sul mondo degli skaters. Il mezzo usato (una digitale 35mm) mi ha portato ad usarlo per quello che è stato principalmente progettato: la fotografia d’azione.
Nella serie ci sono anche delle immagini di parti della pista, è qui che ho cercato un collegamento con il mio lavoro precedente, anche se ho fotografato questi oggetti con la fotocamera settata e usata come se fossero degli snapshot.

M: Le fotografie di Skatepark non sembrano fotografie sportive e nemmeno riconducibili al genere di lavoro che molti autori hanno realizzato documentando le comunità skate, penso a Ari Marcopoulos o Ed Templeton, solo per citare due nomi, quanto conta lo skate in queste fotografie?

MB: E’ vero, ho cercato di evitare di fare delle fotografie sportive: per lo più sono fotografie di errori o salti disarticolati. Non compare mai il paesaggio circostante o il cielo che avrebbe aggiunto enfasi al gesto, ci sono solo delle figure schiacciate su una superficie che compare solo perché viene usata per le loro evoluzioni.
Gli autori che citi sono coinvolti direttamente col mondo degli skaters. Per me e per il mio modo di fotografare invece questo mondo, questi luoghi sono essenzialmente un pretesto. Quello che mi interessa della pratica dello skatebording è la continua insistenza a provare e riprovare gli stessi gesti, le stesse figure alla ricerca dell’esercizio perfetto. E a un livello di perfezione, o almeno ad avvicinarsi, si può arrivare  solo dopo molte e molte prove e cadute. E’ un atteggiamento che, ovviamente, mi piace assimilare alla pratica della fotografia.

M: Tricks and Falls è anche un libro fotografico in uscita a breve, quanto c’è di narrativo nel lavoro che proponi?

MB: Il libro è ovviamente diverso dalla mostra e in effetti ho cercato di dare una certa qualità narrativa alla sequenza del libro, ma nonostante questo tentativo rimango convinto che la fotografia non è la pratica più adatta per raccontare delle storie. Siamo noi che quando guardiamo delle fotografie cerchiamo di tessere una trama. E quindi il mio tentativo di racconto non è tanto sulla pratica o sul mondo dello skate, ma sul modo in cui guardiamo le cose attraverso la fotografia.

Laboratòrio s. m. [dal lat. mediev. laboratorium, der. di laborare «lavorare»]


Cosa si fa in quei due giorni? Sono dei corsi? Ma sono per gente che sa già fotografare? Ma io non ho una gran macchina fotografica…

Invece che dire quello che i Laboratori di Metronom saranno, proviamo a fare un elenco di quello che non saranno, così non roviniamo la sorpresa.

Non saranno delle lezioni con uno dietro un tavolo che parla e scrive su una lavagna a fogli mobili, cioè, non c’è niente di male a fare delle lezioni così, ma noi non abbiamo una lavagna a fogli mobili.

Non saranno due giorni di approfondimento teorico e pratico sul sistema zonale. Se per caso uno non sa che cos’è il sistema zonale può iscriversi lo stesso e poi magari chiederlo, se gli interessa saperlo.

Non saranno un modo per evitare di leggere il libretto delle istruzioni di un apparecchio fotografico.

Non saranno giornate in luoghi ameni dell’Appennino emiliano tra i colori dell’autunno. I colori dell’autunno ci saranno, in caso servissero, anche al Parco Amendola che è qui di fianco.

Non saranno la gara a chi ha il teleobiettivo più lungo. O il gilè con più tasche.

Non saranno esercizi di fotografia di nudo artistico. Ci abbiamo pensato, ma sia Michele Buda che Marco Signorini non hanno mai fatto delle foto di nudo artistico e hanno avuto paura di non essere all’altezza.

Non saranno giornate di esercizi di fotoritocco. Per gli stessi motivi di cui sopra.

Non saranno un modo per imparare a ottenere più follower su Instagram,  like su Facebook o cambiare il vostro profilo su Linkedin. Comunque le foto che fate le potete poi usare come volete.

OPEN STUDIO


Inaugura sabato 18 febbraio 2012 alle 18.30 OPENSTUDIO, mostra collettiva che riunisce opere fotografiche di Giulia Azzalini, Alessio Iacovone, Tiziano Rossano Mainieri, Simone Morciano, Luca Nicolini e Valentina Sala Peup.

Per l’occasione, negli spazi di METRONOM, saranno esposte le opere di sei giovani fotografi selezionati da Walter Guadagnini e Marco Signorini. Un percorso che parte dall’Accademia di Brera e arriva all’Accademia di Bologna, per scoprire le spinte più fresche della fotografia contemporanea.

OPENSTUDIO propone un percorso composto da fotografie naturalistiche in bianco e nero, scatti fotografici realizzati all!interno di ambienti domestici e luoghi dove architettura e paesaggio si incontrano armoniosamente, passando per ritratti e sperimentazioni più audaci, caratterizzate dall’utilizzo di tecniche e codici differenti.

La mostra, realizzata con il Patrocinio del Comune di Modena, nasce con l’intento di proporre una lettura di possibili nuovi scenari per la giovane fotografia italiana e sarà visitabile fino al prossimo 31 marzo 2012.

Giulia Azzalini (Torino, 1988) presenta Light Boxes, un progetto che nasce da una suggestione letteraria e che fa riferimento al titolo del romanzo primo di Shane Jones. Per tre stagioni l’artista ha fotografato la luce nel tentativo di appropriarsi ogni giorno dell’essenza della vita, sperimentando sul proprio corpo come la luce, intesa come elemento essenziale della fotografia, possa creare delle vere e proprie trasfigurazioni.

Casting the spell è una serie costituita da undici elementi che Alessio Iacovone (Sulmona, 1988) ha realizzato utilizzando diverse modalità espressive: la fotografia si mescola al disegno e all’utilizzo di elementi materici ed evocativi come petali di fiori essiccati, ali di farfalla, ossi. Una riflessione che prende spunto da un trattato di alchimia di Paracelso e analizza un percorso di evoluzione spirituale che, attraverso la sofferenza e l’espiazione, arriva alla consapevolezza di sé e alla beatitudine o sublimazione della materia.

Tiziano Rossano Mainieri (Bologna, 1982) concentra il suo lavoro sulla fotografia paesaggistica. La serie Radici è una raccolta di gli scatti di un bianco e nero dove domina il tema della natura, la rappresentazione di un mondo che sta oltre la semplice percezione.

Le fotografie di Simone Morciano (Verona, 1983) fanno parte di un ampio progetto per il quale l’artista ha fotografato gli stessi luoghi in giorni, orari e condizioni metereologiche differenti. Fotografie che nascono come esercizi di osservazione e divengono veri e propri tentativi di riscoperta della realtà, una sorta di presa di coscienza del territorio circostante.

Luca Nicolini (Rovereto, 1985) presenta Ultimo Giorno di Luce, un soggetto che si basa sulla rielaborazione in chiave evocativa dei concetti di luce e di tempo, intesi come elementi propri dello specifico fotografico. La fotografia diviene un modo per tradurre il pensiero in immagini: le persone, riprese in maniera sfuggevole e indefinita, si dissolvono in un tentativo di riflessione sulla fugacità dell’esistenza.

Il progetto di Valentina Sala Peup (Monza, 1988) dal titolo Saudade nasce sottoforma di libro ed è composto fotografie accompagnate da due scritti tratti dal film “il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders. Il termine Saudade, in portoghese, fa riferimento ad un singolare stato emotivo che l’artista cerca di catturare nell’immagine fotografica.

Sede: METRONOM | viale G. Amendola, 142 Modena
tel/fax +39 059 344692 | info@metronom.it | www.metronom.it
Orari: da martedì a sabato 15.00 / 19.00 e su appuntamento

FOTOMETRAGGI


In occasione del Festivalfilosofia 2011, Metronom presenta, nella sede FUORIMAPPA, una mostra pensata a partire da quattro photobook dʼautore realizzati da grandi fotografi italiani, espressione di personalissime ricerche fotografiche accomunate dallʼattenzione per i luoghi e per il paesaggio.

Una serie di opere inedite, raccolte in quattro libri monografici, diventano un modo per riflettere sulla natura della visione e sullʼuso del mezzo fotografico come strumento di riproduzione della realtà. Aperti, scomposti, assemblati, ridotti al solo spazio bidimensionale del foglio di stampa, i libri in mostra diventano contenitori per micro racconti fotografici, per brevi sequenze di immagini che hanno nellʼessenzialità della forma il motivo ispiratore.

Bord de mer è un viaggio che Gabriele Basilico compie nel nord della Francia con lʼesplorazione di un paesaggio di confine seguendo la linea dellʼinfinito sul bordo del mare appunto, fino a spingersi verso le città industriali. Una ricerca che Basilico definisce “del paesaggio vero” in cui la fotografia diventa pura
contemplazione e la natura si offre a una visione diretta, senza filtri estetizzanti.

Olivo Barbieri costruisce le sue scene allʼinterno del museo del Louvre, eseguendo esercizi di stile per una indagine sul guardare: la sequenza di scatti diventa meta-strumento di rappresentazione per una riflessione sulla pittura attraverso i canoni della fotografia.

Mario Cresci usa la fotografia per indagare oggetti, luoghi e cose del quotidiano, suoi Giochi della mente sono esperimenti della memoria, indagini oltre la forma esterna per una indagine delle tracce, al limite del visibile.

Gli inediti del primo periodo di Luigi Ghirri sono parte di quella “geografia sentimentale” che lʼautore ha composto attraverso il corpus del suo lavoro fotografico. Ogni immagine, ogni dettaglio ritratto, apparentemente scontato, diventa tessera di un più ampio lavoro di catalogazione poetica dei luoghi.

La mostra prende spunto dalla collana Focus on Italy, curata da Marco Signorini, che si compone di volumi dʼautore a tiratura limitata, delle vere e proprie collectorʼs edition per i tipi di Verbavolant (Londra).

 

Invito

 

FOTOMETRAGGI

Artisti: Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Mario Cresci, Luigi Ghirri

Inaugurazione: venerdì 16 settembre 2011 ore 18.30

Date: 16, 17, 18 settembre 2011

Sede: FUORIMAPPA by metronom | via Carteria 8, Modena
info@metronom.it | www.metronom.it

Orari: 17, 18 settembre 9,00 – 23,00 ; 19 settembre 9,00 – 21,00