Just another WordPress.com site

Archivi delle etichette: Fotografia

molti fotografi professionisti


Il fatto che molti fotografi professionisti affermino di fare ben altro che una mera registrazione della realtà è il più evidente indice dell’enorme influenza che la pittura ha, a sua volta, avuto sulla fotografia. Ma per quanto i fotografi siano arrivati a condividere, in parte, i medesimi atteggiamenti sul valore intrinseco della percezione, esercitata come fine a se stessa, e sulla (relativa) non importanza del soggetto, che hanno dominato per oltre un secolo la pittura più avanzata, le loro applicazioni di questi atteggiamenti non possono essere eguali a quelle dei pittori. È infatti nella natura di una fotografia l’impossibilità di trascendere del tutto il soggetto, come invece può fare un quadro. E non può neanche andare oltre il visuale, cosa che in un certo senso è l’obiettivo supremo della pittura modernista.

Susan Sontag, L’eroismo della visione, in Sulla fotografia, Torino, Einaudi 2004

1410_img_03

 

 

 

 

 

 

©Nobuyoshi Araki, Paradise, courtesy Shiseido

Annunci

Polvere senza significato


Nella misura in cui l’identità deriva dalla sostanza fisica, dalla storia, dal contesto, dal reale, non riusciamo a immaginare che qualcosa di contemporaneo (di fatto da noi) possa contribuire a costruirla. Ma il fatto che la crescita dell’umanità sia esponenziale implica che il passato a un certo punto diventi troppo «piccolo» per essere abitato e condiviso da chi è vivo. Noi stessi lo esauriamo. Nella misura in cui la storia si sedimenta nell’architettura, l’attuale quantità umana inevitabilmente esploderà e consumerà la sostanza precedente. L’identità concepita come questo modo di condividere il passato è un’affermazione perdente: non solo in un modello stabile di continua espansione demografica c’è proporzionalmente sempre meno da condividere, ma la storia stessa possiede una emivita odiosa: più se ne abusa meno si fa significativa, finchè i suoi vantaggi depauperati diventano dannosi. Questo assottigliamento viene esasperato dalla massa in costante crescita di turisti, una valanga che, alla ricerca perpetua del «carattere», macina identità di successo fino a ridurle in polvere senza significato.

Rem Koolhaas, Junkspace, Macerata, Quodlibet 2006

 

Shonan International Village 1, 1998 (Custom)

 

 

 

 

 

 

 

©Takashi Homma, Shonan International Village 1, 1998

 

Le risorse dell’artista


Le risorse dell’artista – modi di riferimento, letterali e non letterali, denotazioni e non denotazioni, realizzati ricorrendo ai mezzi più diversi – appaiono molto più gravide di conseguenze di quelle dello scienziato. Ma supporre che la scienza sia piattamente e pedestremente linguistica, letterale e denotazionale vorrebbe dire non tenere conto, ad esempio, di aspetti quali l’uso frequente di strumenti analogici, della metafora implicita nella misurazione quando uno schema numerico viene applicato a un nuovo campo, o del vocabolario corrente della fisica e dell’astronomia, in cui si parla di attrazione, di singolarità e di buchi neri. Anche se il prodotto ultimo della scienza è, a differenza di quello dell’arte, una teoria letterale, verbale, matematica, denotazione, la scienza e l’arte procedono di pari passo nella loro ricerca e nella loro costruzione.

Nelson Goodman, Vedere e costruire il mondo, Bari, Laterza 2008

 

Paper III _ Sinigaglia

 

 

 

 

 

 

 

 

©Alberto Sinigaglia, Paper III, 2012

Imitazioni e artifizi


Viviamo in un’epoca di imitazioni e di artifizi, in cui ogni spiritualità si converte in affarismo e ufficialità, in cui tutto viene fatto in vista di un rendimento, in cui la vita è una mascherata, un tempo in cui l’uomo non perde mai di vista ciò che è, in cui la semplicità stessa è voluta e l’ebbrezza dionisiaca fittizia come l’arte che la esprime, arte di cui l’artista è troppo consapevole, e compiaciuto di esserlo. In una simile epoca, è forse la follia la condizione di ogni autenticità in campi in cui, in tempi meno incoerenti, si sarebbe stati capaci di esperienze e di espressioni autentiche anche senza di essa? Assistiamo forse a una danza forsennata per giungere a qualcosa che si perde nel grido, nel gesto, nella violenza, nel narcisismo, in una piattezza, in una sciocca ricerca del primitivo, fino a giungere a una dichiarata ostilità verso la cultura?

Karl Jaspers, Genio e follia, Milano, Raffaello Cortina 2001

 

01Roger_Ballen_Cat_catcher_1998

 

 

 

 

 

 

 

 

©Roger Ballen, Cat Catcher, 1988

Fotografie eccellenti


La fotografia intesa come arte della rappresentazione non è una semplice copia della natura. Conferma di ciò è la difficoltà di trovare una «buona» fotografia. Nei milioni di fotografie che compaiono nelle riviste e nei libri illustrati, si trovano solamente di tanto in tanto delle riprese veramente «eccellenti». Ciò che è degno di nota, e che a noi serve come riprova, risiede nel fatto che noi (dopo una prolungata cultura della visione) rintracciamo infallibilmente, con istinto sicuro, le fotografie «eccellenti», indipendentemente dalla novità del «tema» o dal fatto che sia ignoto.

Lázló Moholy-Nagy, Pittura fotografia film, Torino, Einaudi 1987

iceland-poppy-h

 

 

 

 

 

 

 

 

©Irving Penn, Iceland Poppy/Papaver nudicaule, 2006, courtesy Hamiltons Gallery

Una bandiera rossa


E una mattina, a Bologna, vedevo una bandiera rossa, cioè una bandiera, una bandierina, e pensavo «Ma guarda». E poi mi accorgevo che quella bandiera rossa, cioè bandiera, bandierina, era attaccata al sellino di una bicicletta, era una bandierina che segnalava la presenza di una bicicletta, e pensavo che ormai, quando si vedevano quelle cose lì, le bandiere rosse, cioè, le bandierine, servivano a quello, a segnalare la presenza delle biciclette, o il fatto che non si poteva fare il bagno, se vicino c’era il mare, mi era venuto da pensare.

Paolo Nori, Siamo buoni se siamo buoni, Milano, Marcos y Marcos 2014

 

carnicelli

 

 

 

 

 

 

 

 

©Mario Carnicelli, I funerali di Togliatti, 1964 in C’era Togliatti, Ravenna, Danilo Montanari Editore 2014

non solo sotto la finestra


Avremo in casa tanti televisori per vedere a sapere cosa succede in tutto il mondo e non solo sotto la finestra. L’aria è condizionata regolabile a piacere come qualità di aria come temperatura e come movimento. Si potrà avere il vento in corridoio e l’aria fredda nel frigorifero il caldo nel forno per scaldare i cibi e l’olio arriva dall’oleodotto e l’aceto dall’acetodotto il sale è nell’armadietto in cucina il peperoncino nel vasetto a sinistra. Nel prossimo futuro tutta la città sarà climatizzata e non solo alcune case.

Bruno Munari Architetto, Pensare confonde le idee, Mantova, Corraini 1993

 

Outsidethenationalgallery

 

 

 

 

 

©Mark Lewis, Outside the National Gallery, 2011

I normali comportamenti


La macchina fotografica, la cinepresa, scatenano automaticamente dei comportamenti, una volta che questi mezzi vengono introdotti nella pubblica piazza (pensiamo, per esempio e banalmente, al gesto delle corna durante le foto di classe o di gruppo). Bene, sono proprio questi comportamenti che in qualche modo disturbano l’operatore tecnico che dirige il mezzo rappresentativo, per la grande maggioranza dei casi, un operatore che tiene in mano una cinepresa o una macchina fotografica tenterà in tutti i modi di escludere i normali comportamenti dell’uomo rispetto al mezzo tecnologico che ha modificato la sua antropologia. E proprio questi comportamenti sono parte di quello che i fotografi hanno sempre tentato di escludere.

 

Fabrizio Bellomo, Le persone sono più vere se rappresentate, Milano, Postmedia 2014.

Di Cicco

 

 

 

 

 

 

©Donatella Di Cicco, Dolls, 2005

 

L’llusione del mutamento


Anche se non siamo più capaci di trasformazioni profonde, sentiamo il bisogno insopprimibile di cambiare. Ma come possiamo vivere l’illusione del mutamento continuo garantendo la stabilità del nostro io e del nostro mondo, senza di cui ogni giorno saremmo alla disperata ricerca di noi stessi? La moda risponde a queste opposte esigenze e, a un livello accessibile a tutti, compone sul registro degli “abiti” e delle “abitudini”, quella variazione dell’identità e del mondo che ci consente, senza mutare intimamente, di accedere ogni giorno a una novità.

Umberto Galimberti, Il gioco delle opinioni, Milano, Feltrinelli 1989

 

 

02 Sorelle_16x26 Alfieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©Benedetta Alfieri, Sorelle, 2004

La propria epoca


La gente si arreda la casa in stile antico, si circonda di mobili che appartengono a un’epoca ormai sepolta da secoli che non le è per nulla congeniale, e questo basta a farla vivere nella menzogna, pensavo. In realtà la gente è talmente debole rispetto alla propria epoca che si sente costretta a circondarsi di mobili di un’epoca da tempo passata, da tempo scomparsa, da tempo morta e sepolta, e si può dire che lo fa per tenersi a galla, pensavo, ed è quindi sempre segno di uno stato di orrenda debolezza quando la gente si arreda la casa con mobili di epoche passate e non con i mobili della propria epoca, della quale non riesce a sopportare la durezza e la brutalità, pensavo.

Thomas Bernhard, A colpi d’ascia, Milano, Adelphi 1990

 

tcc-poodles

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The Cool Couple, Untitled 001, dalla serie “Cool people love poodles”, 2014