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Archivi delle etichette: Fred Ritchin

In questo momento storico


In questo momento storico la tranquillità e la marginalità non sono particolarmente apprezzate: si predilige ciò che è incandescente e esplicito. A quanto pare la nostra missione è applicare sulle nostre direttrici visive una carta da parati composta da immagini sradicate dal proprio contesto, dal valore così misero che ci instupidiscono e al contempo ci dicono che ora possiamo finalmente vedere. Anche se possiamo tracciare, analizzare e discutere l’evoluzione della fotografia, scarseggia sempre la volontà di delineare nuove strategie interpretative, di selezionare un’opposizione migliore a partire dai vari futuri che incombono su di noi. […] Mentre la fotografia si trasforma in una serie di strategie mediatiche emergenti e viene in gran parte integrata in un insieme multimediale sempre più sofisticato, dovremmo cercare di realizzare immagini più utili e esplorative, non solo scioccanti e di grande effetto.

Fred Ritchin, Dopo la fotografia, Einaudi, Torino 2012

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©Marco Signorini, Reale, digitale, 2013

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Un utile arbitro della realtà


Comprensibilmente la fotografia, con il suo sistema meccanico, è stata considerata un utile arbitro della realtà. Ha incoraggiato lo studio di eventi discreti e ha offerto i mezzi per collegarsi tra loro in uno schema coeso (per esempio nella psicoanalisi, nella sorveglianza, nel giornalismo, negli album di famiglia). Lo scultore Rodin affermava che «l’artista dice la verità e la fotografia mente, perché nella realtà il tempo non si ferma», ma l’arrestarsi del tempo e l’atto di incapsulare una scena in un comodo rettangolo offrivano un’amplificazione chiara e un contrappunto al ricordo umano. Quanto meno era un’utile illusione.

Fred Ritchin, Dopo la fotografia, Torino, Einaudi 2012

 

Senza titolo

 

 

 

 

 

 

Linda Fregni Nagler, The Hidden Mother, London, Mack 2013

C’è chi ha fotografato il sasso


C’è chi ha fotografato il sasso nel momento in cui ha colpito la superficie dell’acqua, godendosi l’abilità della fotocamera di congelare quell’evento cruciale in una frazione di secondo. Si tratta dei fotogiornalisti convenzionali. E poi c’è chi si è concentrato sulle increspature prodotte dalla forza del sasso che ha colpito l’acqua, non fidandosi dell’evento in sé ma ritenendo più significativo l’effetto che ha avuto sulle persone e sui luoghi. Probabilmente si tratta di  photo essayist o, più in generale, di fotografi documentaristi. Quando Henri-Cartier Bresson ricevette un invito esclusivo per l’incoronazione di re Giorgio VI nel 1936, per esempio, aveva tra le mani un potenziale scoop. Ma decise di trascurare l’evento, concentrandosi invece sulle reazioni della povera gente accalcata sulle strade all’esterno, realizzando così alcune delle sue fotografie più memorabili, e per un quotidiano comunista, Ce Soir. Scelse le increspature, non il sasso.

Fred Ritchin, Dopo la fotografia, Torino, Einaudi 2012

 Senza titolo

 

 

 

 

 

Autore ignoto