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Quello che si vede nella realtà


Tenete presente che una fotografia appare sempre diversa da quello che si vede nella realtà. Non è solo più chiara o più scura: non registra le correzioni che il nostro sguardo abitualmente mette in atto. C’è una rigidità che è propria della macchina. Allora il fotografo, per restituire la complessità di quello che vede, deve sopperire a questa rigidità della macchina, che ha una gamma di possibilità di risposta molto più ampia ma non certo costante, lineare e automatica come quella dell’occhio umano.

Luigi Ghirri, Lezioni di fotografia, a cura di Giulio Bizzarri e Paolo Barbaro, Macerata, Quodlibet, 2010

Senza titolo

 

 

 

 

 

 

 

©Christopher Williams, PackseT, 2003

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Il grande ruolo della fotografia


Il grande ruolo che ha oggi la fotografia, da un punto di vista comunicativo, è quello di rallentare la velocizzazione dei processi di lettura dell’immagine. Rappresenta uno spazio di osservazione della realtà, o di un analogo della realtà (la fotografia è sempre un analogo della realtà) che ci permette ancora di vedere le cose. Diversamente, al cinema e alla televisione la percezione dell’immagine è diventata talmente veloce che non vediamo più niente. E’ come riuscire, una volta tanto, a leggere un articolo di giornale senza che qualcuno ci volti in continuazione le pagine. E’ una forma di lentezza dello sguardo che trovo estremamente importante, oggi, considerato il processo di accelerazione di tipo tecnologico e percettivo che è avvenuto negli ultimi anni. Credo che questo suo carattere specifico di immagine fissa, ferma, il fatto di permettere tempi di lettura lenti, tempi di contemplazione e quindi di approfondimento, non sia mai stato così importante come oggi.

Luigi Ghirri, in Lezioni di fotografia, a cura di Giulio Bizzarri e Paolo Barbaro, Macerata, Quodlibet 2010

 

Senza titolo

 

 

 

 

 

 

 

Luigi Ghirri, da Fotografie del periodo iniziale, – Alto Adige, 1971