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Archivi delle etichette: reverie

La poetica della rêverie


Un fiore, un frutto, un semplice oggetto familiare ci sollecitano perché li pensiamo, sogniamo vicino a loro, li aiutiamo a salire al rango di compagni dell’uomo. Senza i poeti, non saremmo in grado di trovare i complementi diretti del nostro cogito da sognatore. Non tutti gli oggetti del mondo sono disponibili per delle rêveries poetiche. Ma una volta che un poeta ha scelto il suo oggetto, l’oggetto stesso cambia d’essere. E’ promosso al poetico.

G. Bachelard in La poetica della rêverie, Dedalo, Bari 1972

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I visionari


I visionari formano un ordine a parte, singolare, confuso, in cui prendono posto artisti di talento molto diverso e forse anche d’ingegno ineguale. Talvolta fanno apparire quanto di più ardito e libero caratterizza la genialità creatrice, una forza profetica tutta concentrata sui domini più misteriosi dell’umana fantasia, gli effetti infine di un’ottica speciale che altera profondamente la luce, le proporzioni e persino la densità del mondo sensibile. Li si direbbe a disagio nei limiti dello spazio e del tempo. Interpretano più che imitare e trasfigurano più che interpretare. Non si contentano del nostro universo, e mentre lo studio delle forme che vi si trovano soddisfa la maggior parte degli artisti, per costoro invece lo studio formale non è che una cornice provvisoria o, se vogliamo, un punto di partenza.

Henri Focillon, Estetica dei visionari, Abscondita, Milano 2006.

 

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Alberta Pellacani, Changing, 2012

Natura


Come tu sai Lettore, ogni anno, quando è primavera, i Milanesi partono per il mondo in cerca di terre da comprare. Per costruirvi case e alberghi, naturalmente, e più in là, forse, anche case popolari; ma soprattutto corrono in cerca di quelle espressioni ancora rimaste intatte della “natura”, di ciò che essi intendono per natura: un misto di libertà e passionalità, con non poca sensualità e una sfumatura di follia, di cui, causa la rigidità della moderna vita a Milano, appaiono assetati. Incontri con gli indigeni, e la cupa nobiltà di questa o quella isola, sono tra le emozioni più ricercate e se ti viene in mente che emozione sia un traguardo inadeguato alle vaste possibilità del denaro, rifletti sulla stretta corrispondenza tra grandezza economica e indebolimento dei sensi, per cui al massimo del potere d’acquisto, si ha non so che ottundimento, che generale incapacità di discernere, di gradire; e colui che, ormai, potrebbe cibarsi di tutto, non gusta più che poco o niente.

Anna Maria Ortese, L’Iguana, Adelphi, Milano 1986

 

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Melissa Moore, Lloyd, 2012