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Riciclare il reale


La fotografia non si limita a riprodurre il reale, ma lo ricicla, secondo una procedura fondamentale della società moderna. Cose ed eventi, in forma di immagini fotografiche, vengono adibiti a nuovi usi e gli si attribuiscono significati nuovi, che vanno oltre la distinzione tra bello e brutto, tra vero e falso, tra utile e inutile tra buon gusto e cattivo gusto. La fotografia è uno dei principali mezzi di produzione di quell’unica qualità, attribuita a cose e situazioni, che cancella tutte queste distinzioni: «l’interessante». Ciò che rende interessante qualcosa è che lo si può vedere come somigliante, o analogo, a qualcos’altro. Esiste un’arte e esistono mode di vedere le cose per renderle interessanti; e per alimentare questa arte e queste mode, c’è un riciclaggio continuo dei manufatti e dei gusti del passato. I cliché, una volta riciclato, diventano meta cliché. Il riciclaggio fotografico trasforma in clichés oggetti unici e in manufatti caratteristici e vitali i clichés. Tra le immagini delle cose reali si stratificano immagini di immagini. I cinesi limitano gli usi della fotografia affinché non ci siano strati di immagini, ma tutte le cose si rafforzino e si reiterino a vicenda. Noi facciamo della fotografia un mezzo con il quale si può dire esattamente qualsiasi cosa e servire a qualsiasi scopo. Ciò che nella realtà è separato, le immagini lo congiungono. Tradotta in fotografia l’esplosione di una bomba atomica può essere usata come pubblicità di una cassaforte.

Susan Sontag, Sulla fotografia, Torino, Einaudi 1978

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© Rob Pruitt, Exquisite Self-Portrait: Princess Me, 2010