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Archivi Mensili: gennaio 2015

Lo scardinamento


Lo scardinamento del privilegio del vertice dello sguardo rappresentativo dell’autore implica innanzitutto l’emancipazione dell’opera da ogni vincolo trascendente: l’opera non ha più alcun centro, né nello sguardo idealistico rappresentativo dell’autore né in un suo referente esterno (la Natura), ma si costituisce unicamente come una trama, come una stratificazione progressiva di tracce che si ordinano seguendo la sola legge di un equilibrio cromatico-formale immanente a se stesso. In altre parole, essa guadagna una propria autoreferenzialità a partire da un duplice taglio: rispetto all’autore come referente soggettivo e rispetto alla natura coma referente oggettivo.

Massimo Recalcati, Il miracolo della forma, Milano, Bruno Mondadori 2011

 

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L’arte vera


L’Arte vera, il Creare, è in genere da due decenni a due secoli in anticipo sui tempi, se paragonata al sistema e alla polizia. L’Arte vera non solo non è capita ma viene anche temuta, perché per costruire un futuro migliore deve dichiarare che il presente è brutto, pessimo, e questo non è un compito facile per quelli al potere – minaccia quanto meno i loro posti di lavoro, le loro anime, i loro figli, le loro mogli, le loro automobili nuove e i loro cespugli di rose. “Oscenità” è la parola che usano per giustificare la propria depravazione e per censurare le opere e per fare irruzione negli avamposto degli uomini creativi.

 

Charles Bukowski, Saggio senza titolo. Dedicato a Jim Lowell, in Azzeccare i cavalli vincenti, Milano, Feltrinelli 2013

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©Luca Vitone, Souvenir d’Italie, 2010 (dettaglio)

Comprare un nuovo frigorifero


Ciò che era straordinario della Pop Art era la reazione che suscitava nel pubblico. La gente era sbalordita. C’era per la prima volta una forma d’arte che si occupava di cosa voleva dire comprare un nuovo frigorifero, cosa significava stare in una cucina moderna, cosa significavano i tessuti e gli abiti sintetici e la pubblicità di massa, tutto il mondo delle comunicazioni: tv, radio, e cinema. Voglio dire, gli artisti pop (e pop è il termine inopportuno a definirli) prendevano seriamente il mondo in cui vivevano, per quel che era.

J.G. Ballard, Visioni, Milano, Shake Edizioni 2008

 

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©Andy Warhol, Silver Car Crash (Double Disaster), 1963

Il decadimento della critica


Pazzi lamentano il decadimento della critica poiché il suo giorno è passato da un pezzo. La critica è una questione di corretta distanza. Era di casa in un mondo in cui prospettive e prospetti contavano e dove era ancora possibile assumere una posizione. Ora le cose premono troppo da vicino sulla società umana.

Walter Benjamin, Strada a senso unico, in Scritti 1926-1927, Einaudi, Torino 1983.

 

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©Carlo Zanni, ViBo, 2014

Un pensiero di superficie


Oggi, se qualcuno (intellettuale, uomo di scienza e naturalmente politico) ha un pensiero da affermare, e dunque da rendere pubblico, si trova davanti a una strada obbligata: tentare di spettacolarizzarlo attraverso i media. Se non ci riesce (anche nel caso ci riesca passando attraverso media alternativi, come internet), deve comunque mettere in conto che questo suo pensiero subirà un trattamento alquanto pesante. Diventerà un pensiero di superficie, cioè superficiale, e diventerà un pensiero decisamente semplificato, per non dire semplicistico. Non basta scrivere un libro intelligente, perché questo libro, nella stragrande maggioranza dei casi, resterà lettera morta se non raggiungerà la finestra mediatica, e quindi se non si esporrà alla superficialità e alla semplificazione. Una semplificazione che ha molte facce: quella più sintomatica è la riduzione di ogni discorso a un banale schema morale a due valori, il bene e il male, e alla lotta più o meno eroica tra uno e l’altro.

Pier Aldo Rovatti, Noi i barbari, Milano, Raffaello Cortina 2011

McCarthy

 

 

 

 

 

 

©Paul McCarthy, Chocolate Factory in Paris, 2014

 

I normali comportamenti


La macchina fotografica, la cinepresa, scatenano automaticamente dei comportamenti, una volta che questi mezzi vengono introdotti nella pubblica piazza (pensiamo, per esempio e banalmente, al gesto delle corna durante le foto di classe o di gruppo). Bene, sono proprio questi comportamenti che in qualche modo disturbano l’operatore tecnico che dirige il mezzo rappresentativo, per la grande maggioranza dei casi, un operatore che tiene in mano una cinepresa o una macchina fotografica tenterà in tutti i modi di escludere i normali comportamenti dell’uomo rispetto al mezzo tecnologico che ha modificato la sua antropologia. E proprio questi comportamenti sono parte di quello che i fotografi hanno sempre tentato di escludere.

 

Fabrizio Bellomo, Le persone sono più vere se rappresentate, Milano, Postmedia 2014.

Di Cicco

 

 

 

 

 

 

©Donatella Di Cicco, Dolls, 2005

 

Nessuna civiltà è pura


Nessuna civiltà è pura e lo «scontro di civiltà» è interno a ciascuna di esse. Ogni società comprende persone che sono preparate a vivere con gli altri in termini di rispetto e reciprocità, e persone che perseguono il beneficio della prevaricazione. Dobbiamo capire come produrre più cittadini del primo tipo e meno del secondo. Pensare, erroneamente, che la nostra società sia pura nel suo intimo alimenta non solo uno spirito aggressivo nei confronti dell’esterno, ma anche una cecità verso le ingiustizie perpetrate all’interno.

Martha Nussbaum, Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, Bologna, Il Mulino 2011

 

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©Maurizio Cattelan, La nona ora, 1999