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Archivi Mensili: maggio 2014

Cognitivo ed emotivo


Come ho suggerito, gran parte delle difficoltà che ci hanno tormentato possono essere imputate alla dispotica dicotomia tra cognitivo ed emotivo. Da una parte mettiamo sensazione, percezione, inferenza, congettura, ogni ricerca e investigazione inerte, fatto e verità; dall’altra parte, piacere, pena, interesse, soddisfazione, disappunto, ogni risposta affettiva senza la partecipazione del cervello, apprezzamento e disgusto. Ciò impedisce precisamente di scorgere che nell’esperienza estetica le emozioni funzionano cognitivamente. L’opera d’arte è percepita attraverso i sentimenti così come attraverso i sensi.

Nelson Goodman, I linguaggi dell’arte, Milano, Il Saggiatore 1976

cane

 

 

 

 

 

 

 

 

©Franco Vaccari, Cani lenti, 1971

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L’ovvio


E’ oramai ovvio che niente più di ciò che concerne l’arte è ovvio né nell’arte stessa né nel suo rapporto col tutto; ovvio non è più nemmeno il suo diritto all’esistenza. La perdita di compiti da sbrigare senza starci a riflettere o senza crearsi problemi non è compensata dall’infinità di cose divenute possibili e accessibili, di fronte alla quale la riflessione si vede posta. In molte dimensioni l’ampliamento si dimostra contrazione.

Theodor W. Adorno, Arte moderna e avanguardia, in Alle origini dell’opera d’arte contemporanea,  a cura di G. Di Giacomo e C. Zambianchi, Bari, Laterza 2008

Senza titolo

 

 

 

 

 

©Nicholas Muray, Christmas Cake and Cookies, (circa 1935), in Color Rush, Aperture 2013

Forma e colore


Chiunque, messo di fronte a un’opera d’arte, sia che la ricrei esteticamente o la studi razionalmente, viene interessato dai tre elementi costitutivi di essa: la forma materializzata, l’idea (cioè, nelle arti plastiche il soggetto) e il contenuto. La teoria pseudo impressionistica per la quale «forma e colore ci parlano di forma e colore, e basta» è semplicemente non vera. È l’unità di questi tre elementi che si realizza nell’esperienza estetica, e ognuno di essi entra in quello che si chiama fruimento estetico dell’arte.

Erwin Panofsky, Il significato nelle arti visive, Torino, Einaudi 1962

Senza titolo

 

 

 

 

 

 

©Christian Patterson, A Concrete Kind of Fiction, 2002- present

Il centro dell’universo


A questo punto siamo davvero di fronte all’obsolescenza dell’arte seria in generale. Immaginiamo che l’esistenza umana sia definita da un Dolore: il dolore di non essere, ognuno di noi, il centro dell’universo; di avere desideri che saranno sempre più numerosi dei mezzi a nostra disposizione per soddisfarli. Se consideriamo la religione e l’arte come i metodi storicamente preferiti per venire a patti con questo Dolore, che ne è dell’arte quando i nostri sistemi economici e tecnologici e persino le nostre religioni commercializzate sono oramai abbastanza sofisticati da collocare ognuno di noi al centro del proprio universo di scelte e gratificazioni?

Jonathan Franzen, Come stare soli, Torino, Einaudi 2003

Senza titolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©The Cool Couple, dalla serie Approximation to the West, 2014

I barbari


I barbari sono quelli che continuano a prendersi sul serio, che nuotano e navigano in ogni mare incuranti dei veleni che contiene. Barbari sono tutti coloro per i quali la parola “critica” non vuole dire più nulla o ne fanno un uso talmente cauto che non ferisce nessuno, anzi incrementa lo status quo. I barbari sono sprofondati in se stessi, curano la propria immagine, calcolano attentamente profitti e svantaggi delle loro prestazioni, hanno sempre un occhio alla carriera, si guardano dal segnare distanze rischiose. Gli intellettuali sono una categoria particolarmente esposta. E, tra gli intellettuali, non basta guadagnarsi la patente da filosofo per essere immuni dalla barbarie. Alcuni grandi pensatori l’hanno detto a chiare lettere, tirandosi fuori dalla mischia, ma il loro insegnamento viene presto edulcorato, ridotto a canzone da organetto, spesso abbassato al livello di sottocultura.

Pier Aldo Rovatti, Noi, i barbari, Milano, Raffaello Cortina 2011

Senza titolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©Mario Carnicelli, I funerali di Togliatti, 1964