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Archivi delle etichette: libro fotografico

Libri, numeri e matite


Stando ai rapporti sulla produzione editoriale dell’AIE  (fonte Il Giornale della Libreria) tra febbraio e marzo 2012 sono stati pubblicati 590 titoli del genere “arte” in particolare 79 del genere “fotografia”. Questi numeri aumentano nel bimestre settembre/ottobre (sarà l’effetto strenna natalizia) per arrivare a 853 sotto il genere “arte” con un dettaglio di 135 titoli di “fotografia”.

Ora, i numeri van sempre contestualizzati, ma vista così viene da pensare che c’è davvero tanto da guardare. Però se uno fa una prova e va in una libreria di medie dimensioni di una media città italiana credo proprio che dei 71 libri genere fotografia dichiarati in uscita a ottobre 2012, se è fortunato ne trova tre. E con una copia sola. Ovviamente la copia unica non più incellofanata ma aperta, perché uno deve pur essere libero di sfogliarlo e guardarlo il libro, prima eventualmente di comprarlo.

Allora, quella dell’acquisto dei libri è una procedura che ha infinite variabili, per quel che mi riguarda, non compro mai il primo della pila. Quella copia per intenderci che ha la copertina già un po’ aperta e la carta delle pagine che non è più liscia. Prendo sempre possibilmente quello sotto di due o tre, se è possibile.  Ma di un libro d’arte, o di fotografia, la copia aperta non la comprerei mai. Perché a meno che uno non usi i guanti di stoffa, la ditata sulle pagine c’è. Nello sventurato caso del bianco e nero poi,  quella ditata rimane a imperitura memoria. E allora, non per feticismo, ma se ditata fisiologica deve esserci, che sia la mia. O tutt’al più la ditata autografa dell’autore che ha firmato la copia, preferibilmente con una matita e senza dedica, che ogni collezionista poi ha le sue, di regole.

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Olivo Barbieri, Flippers 1977-78, Danilo Montanari Editore, Ravenna 2012

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Il libro fotografico è vivo. (ma l’Italia non se ne accorge)


La frequentazione di Parigi durante Paris Photo regala spunti a prescindere dalla fiera, peraltro sempre affollatissima nonostante l’upgrade della nuova sede del Grand Palais.

Ma partendo proprio dall’appuntamento clou non si può fare a meno di rendicontare su come gli stand degli editori fossero affollati di curiosi sì, ma con carta di credito in mano.

Crisi dell’editoria? Il libro d’arte non si vende? A giudicare dalla fila con transenne nello stand di Steidl non si direbbe. Complice un raffinato e curato catalogo editoriale, che alterna  proposte di autori emergenti o curate edizioni di artisti affermati a oculati e commercialmente appetibili riscoperte, la casa editrice tedesca si conferma, se mai ce ne fosse bisogno, un punto di riferimento. E grazie a un serrato programma di booksigning stuzzica il collezionista seriale così come il “solo potenziale” acquirente, che raramente resiste all’idea del feticcio. E così tra una edizione limitata di Martin Parr “The protest Book” 1000 copie a 380 euro e una trilogia a colori di Eggleston, tutti in coda per una dedica d’autore.

Da contraltare all’ostentazione decisamente charmant del Grand Palais, la seconda edizione di offprint non tradisce le attese. Negli spazi essenziali ma funzionali la fiera si propone come luogo di incontro e presentazione per emergenti nel campo della fotografia e per editori indipendenti.

E’ quindi un piacere aggirarsi tra i banchi spartani delle aule-sale alla ricerca o alla scoperta di libri introvabili perché al di fuori delle logiche di grande distribuzione o semplicemente piacevoli scoperte.

Quindi il privatissimo Mum&Dad di Terry Richadson, omaggio parentale che non risparmia decadenza e sofferenza in un rigorosamente nero cofanetto per  l’inglese Mörel Books, già presentato con onori e gadget di circostanza da Colette. O le edizioni giapponesi di abp passando per un territorio di riviste, sottobosco tutt’altro che di secondo piano.

Non manca la circostanza il ras tedesco Walter Konig e nemmeno la già citata Steidl con l’etichetta partner MACK. Non si fanno attendere quelli di selfpublish, cavalcando le difficoltà di promozione degli autori propongono un servizio più che dignitoso e di qualità.

E l’Italia? Non c’è traccia.

Eppure non è possibile pensare che non siano stati ammessi a partecipare. La tradizione italiana vanta iniziative editoriali indipendenti di tutto rispetto e come mancare allora un’occasione così ghiotta?